lunedì 3 ottobre 2016

Chicchi di caffè


La domenica internettiana e quella del sacro mondo delle lettere è stata "sconvolta" (si fa per dire) da una "notizia" pubblicata su Il sole 24 ore relativamente alla presunta vera identità di Elena Ferrante. Il web (o per lo meno Facebook che io sappia) si è profuso ieri in opinioni varie; soprattutto l'idea diffusa e comune è: e quindi? Beh, in effetti mi unisco al coro del chissenefrega. 

Fatemi però solo dire che ho letto due libri della Ferrante, e ho partecipato come ospite (insieme ad autorevoli autori e lettori) a una celebrazione in suo onore al Circolo dei Lettori di Torino leggendo pubblicamente alcuni brani di un suo romanzo - l'evento si chiamava #lamiaferrante - e, personalmente, questo mi basta sapere di lei, ovvero che è una brava e interessante scrittrice. Chi o come guadagna i soldi non è affar mio e non dovrebbe essere affare di nessun altro escluso il suo commercialista.

Concedetemi allora una considerazione a margine. Ciò che più mi dispiace è che queste cose succedono troppo spesso e non sono innocue. Nel piccolo del piccolo del piccolo della mia esperienza, non posso dimenticare tutte le volte in cui, a fronte di un minimo di "visibilità" ottenuta tramite questo blog (in termini di invii di libri da parte delle case editrici o incontri pubblici con autori o altre mie attività in ambito editoriale non dissimili da quelle di qualsiasi altro blogger o tenutario di siti internet a tema letterario ------> ovvero tutto bello ma niente di trascendentale), mi sono state rivolte domande e talvolta insinuazioni, anche pubbliche e pubblicate. Spesso relativamente ai soldi (chi ti paga?) o al lavoro (per chi lavori, davvero? Come sbarchi il lunario?). 

Posto che nel piccolo del mio piccolo le poche e uniche volte in cui ho collaborato con una casa editrice per lavoretti brevi (purtroppo e mio malgrado) l'ho dichiarato e immediatamente smesso - per il suddetto breve periodo - di parlare su questo blog successivamente dei libri di quello specifico editore o collaterali e affini, ho sempre trovato pietoso questo atteggiamento di morbosa curiosità. Il grave naturalmente non è pensare o domandarsi qualcosa su una persona, il grave è agire ponendo domande tendenziose o addirittura, come nei casi di autrici davvero famose come la Ferrante è accaduto, indagare su di lei con ogni mezzo lecito o illecito. 

Per carità, non sono così ingenua, so che questo accade a chi in qualche modo si espone con il proprio o con altri nomi e rende visibile ciò che fa. Ed è anche un vezzo lamentarsi o sognare che non sia così, però mi domando semplicemente cosa viene in tasca dopo aver indagato così malamente. Mi domando, sempre nel piccolo del mio piccolo, come stanno adesso le persone che si sono fatte domande e poi scritto o insinuato su di me (umile blogger ed esordiente) e a maggior ragione come sta adesso chi si è dato così tanto da fare per "svelare" qualcosa che la scrittrice ricca e famosa voleva tenere segreto. Con tutti gli argomenti più urgenti che ci sarebbero da trattare su un giornale del genere (ricordo infatti che chi scrive sui giornali sì che svolge un lavoro vero, e si suppone pagato e improntato a un'etica). 

Si parla infatti qui di diritti importanti quali l'identità, la segretezza, la privacy e l'oblio. Questi sconosciuti. Questa è un'epoca di contraddizioni vistose, in ogni caso. Ed è per questo che - per la mia rubrica di comparazioni letterarie - chicchi di caffè - oggi ho deciso di mettere a confronto più che due libri, due accadimenti. 

Forse ai più il fatto è sfuggito, ma vi comunico che nello stesso giorno in cui pubblica un'inchiesta stucchevole e inutile su Elena Ferrante, ecco che però Il sole 24 ore fa uscire, contemporaneamente, come allegato, un libricino meraviglioso. Tre racconti per ragazzi di Carlo Collodi, l'immortale inventore di Pinocchio. Questi racconti sono bellissimi. Raccontano di scimmie che si sentono diverse e sono in cerca di se stesse, di ragazzini che vogliono crescere troppo in fretta e di feste di Natale. Racconti in cui si estrinseca tutto il gusto di Collodi per i dettagli, per gli insegnamenti che ci regala la vita a volte a costo di soffrire e per l'allegria pura dei suoi lettori. Tanta stima per chi si impegna a rallegrare gli animi, è proprio quello di cui secondo me abbiamo bisogno. 

Nel comparare le cose, in definitiva, ci si accorge che spesso sono in contraddizione tra loro eppure vanno a comporre il mosaico del mondo, bello o brutto che sia, è ciò che ci tocca di registrare oggi in questo squinternato scenario che ci si para di fronte, nel quale siamo tutti immersi. 



2 commenti:

Nadia Canova ha detto...

Capisco il tuo punto di vista, ma capisco anche un lettore a cui interessi sapere chi è la persona che ha scritto un certo libro. Io per esempio sono sempre stata curiosa. Non certo per conoscere la sua dichiarazione dei redditi o indagare sui fatti suoi, ma semplicemente perché, magari sbagliando, credo che il contenuto di un libro acquisti un significato diverso se a scriverlo è un uomo piuttosto che una donna, un giovane piuttosto che una persona matura, e che sapere qualcosa di più di un autore aiuti a comprendere meglio perché ha scritto un tal concetto piuttosto che un altro. Per questo ben venga uno pseudonimo, ma qualche informazione di base, senza entrare nel privato, se sei un autore secondo me la devi svelare, anche per riguardo verso chi ti legge. Non credo leda la privacy di nessuno sapere che sei donna e hai più di sessant'anni, per esempio. Poi magari sbaglio e c'è chi si sente violato, per carità. E'soltanto la mia opinione.

noemi ha detto...

Ciao Nadia!

Sono d'accordo sulla curiosità e anche sul diritto del lettorie a saperne di più sull'autore, e te lo dico da appassionata di biografie di scrittori, carteggi etc. Però in questo caso è contestabile la modalità di indagine giornalistica che l'autore dell'articolo definisce "follow the money", che va bene per stanare criminali tutt'alpiù non su persone innocenti... e poi sul diritto del lettore (nel quale mi ci metto anche io) a sapere qualcosa sull'autore prevale secondo me il diritto di quest'ultimo a celarsi e nascondersi. Non credo sia una buona idea da parte della Ferrante, ma credo che vada comunque tutelata... Grazie per il tuo commento, è bello il confronto :)