domenica 17 ottobre 2010

Letturedomenicali+tazzinadicaffè.

Buongiorno/buonanotte: è ufficialmente domenica, ma in effetti è ancora un po' sabato sera. Allora anticipiamo questa lettura+tazzina, perché il libro lo richiede: vuole atmosfere altre, in bilico, lunari.

E dunque, la tazzina - come si può ben vedere - è al suo posto. E il libro si chiama Lunar Park. Lui, Bret Easton Ellis (editore Einaudi) l'autore, è stato di recente da queste parti, a Torino e poi ad Alba, per via dell'uscita del suo nuovo romanzo Imperial Bedrooms. (Mi sono persa gli eventi attuali* ma ho visto qua e là qualche sua immagine dove appare in forma, rasserenato, per la serie "migliorare con l'età" volendo allegramente citare i Baustelle). Così, prima di affrontare Imperial, ecco che vado a rispolverare Lunar.

E ne esco con le ossa rotte e scintillanti, dopo poche pagine. Bisogna sapere che questa è la sua autobiografia, in un certo senso. E quindi è come entrare nel mondo interiore - e anche molto esteriore - di colui che ha scritto Meno di Zero, Le regole dell'attrazione, American Psycho e Glamorama. E vedere un po' come è sopraggiunto a queste allegorie così spietate, di una generazione fredda e bruciante insieme, che a me hanno sempre fatto l'effetto ad esempio di una flebo. Ma nel migliore senso possibile. Come se - da lettrice - lì in un luogo diverso e asettico, mi venissero iniettate sensazioni aliene, con una voce però intima, subito riconoscibile, amicale. Una cosa debilitante eppure decisiva. Che si trova all'opposto di quei romanzi, di quegli scrittori invece in cui ci si riconosce e ci si sente a casa.

Qui ci si sente o almeno io mi sento dall'altra parte del mondo, calata con un'imbracatura come sulla luna. E proprio come in questo geniale titolo, il risultato assomiglia sempre a un adulto e violento parco dei divertimenti. Lunar Park però è anche qualcos'altro. La traccia da seguire è quella delle origini del protagonista assoluto che è Bret Easton Ellis in tutte le sue sembianze, e il suo rapporto con il padre e con il figlio e con la famiglia in generale. Un libro-confessione, quello che un po' forse tutti i suoi lettori volevano. E così si può incominciare:

"'Sei una perfetta caricatura di te stesso'. Questa è la prima frase di Lunar Park".

Buona domenica e buona lettura a tutti.


* l'avevo comunque già visto a una presentazione cinque anni orsono e mi vanto dell'autografo sul frontespizio proprio di questo libro.

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