sabato 3 giugno 2017

Gita al Santuario del Valinotto con la Compagnia di San Paolo.


La settimana scorsa, grazie a un invito della Compagnia di San Paolo, ho avuto la possibilità di partecipare a alla conferenza stampa di presentazione e celebrazione dei lavori di restauro svolti e visitare il Santuario del Valinotto - una magnifica cappella campestre costruita negli anni 1738-39. 

La realizzazione è stata progettata dall'architetto Bernardo Antonio Vittone su una cappella precedente che era un pilone votivo, di cui resta testimonianza attraverso un affresco del XVI secolo che rappresenta la Madonna del latte.

Gli affreschi invece relativi alla costruzione settecentesca sono attribuiti a Pier Francesco Guala. E proprio questi ultimi sono stati oggetto di un'importante opera di restauro, oggi arrivata a compimento e resa possibile proprio dalla Compagnia di San Paolo. 

Sono grata alla Compagnia per le iniziative nelle quali, insieme ad altri colleghi, vengo coinvolta come testimone partecipe. 

Questa gita, in particolare, ha avuto un significato per me. Oltre all'ammirazione per la bellezza degli affreschi e delle architetture del Santuario, ho potuto apprezzare il fatto che questa chiesa sia stata costruita a beneficio dei contadini del posto e che adesso il territorio ha di nuovo il suo luogo di culto nel pieno della sua integrità. 

Siete sul mio blog, dunque vi dico sovente cose di me: sono una ragazza di campagna, nel senso che è dalla campagna canavesana che proviene parte della mia famiglia e dove sono cresciuta (nelle lunghe estati infantili, e pure qualche inverno). Per me la campagna riconnette in modo intenso con i ritmi autentici della natura ed è qui che le persone sono a contatto, bene o male, con il creato, con il mondo, in modo più diretto. Le comunità che, in campagna più che altrove, si stringono intorno alla chiesa locale sono dei mondi ricchissimi per me sia come essere umano che come persona interessata alle storie. Mi viene in mente l'universo di vite che ha creato Kent Haruf nella sua immaginaria Holt. Secondo me, nei nostri territori italiani ci sono vicende altrettanto interessanti ed emozionanti.

Vi dico anche che questa gita cade in un periodo specifico della mia vita: dieci anni fa a quest'ora un fatto molto difficile ha cambiato la vita della mia famiglia e mia in modi tanto trasformativi quanto dolorosi. Dieci anni fa non avevo le risorse, o non credevo di averle, per far fronte a fatti che, nella mia percezione, erano più grandi di me. Osservavo le vite degli altri su facebook (che esisteva già) e mi sentivo ai margini della felicità, priva di speranze, mentre tutti costruivano e ne davano testimonianza visiva sui social network, io nuotavo affannosamente in acque alte, senza vedere la fine del guado. Se mi avessero detto, allora, che dopo dieci anni avrei avuto le energie anche solo per accudire un gattino, come mi sta succedendo ora, o per fare qualcosa di molto bello o semplicemente una gita come quella di sabato scorso, avrei fatto spallucce, rassegnata. 

Invece, e questo post, l'avrete capito, vuole esulare un po' dalla gita in sé. lancio un messaggio nella bottiglia a chi, proprio in questo momento, si sente come ero io allora. Le risorse le abbiamo tutti davvero. In quel momento piano piano ho fatto fronte alle cose, ho avuto degli aiuti, in particolare un'amica che oggi non c'è più che si chiamava Beniamina, un nome da buoni, e sono sicura che tutti voi avete una Beniamina nella vostra vita, basta saperla vedere, che mi ha aiutata in senso pratico a sbrogliare le faccende burocratiche in cui ero un disastro totale. 

Infine adesso è accaduta questa piccola bella opportunità della gita - che descrivo qui a titolo di esempio tra altri e metafora - e dico a te che leggi e magari sei giovane o pensi di essere meno degli altri che può accadere qualcosa di analogo, più o meno simile, in base alla tua vita, e che sarà il segno che la possibilità di stare bene e di sperimentare sentimenti di felicità esiste per tutti.

Non dico che sia facile, ma senz'altro si può. Questi blog servono anche a questo. A dire questo genere di parole a chi non pensa di farcela. 

A tutti gli altri, invece, consiglio comunque di salire in macchina e di fare una visita a questo gioiello architettonico e lasciarsi ispirare da un momento di silenzio e meraviglia. 



sabato 27 maggio 2017

Concorsi e premi letterari (post del cuore).


Il Salone del Libro è ormai un ricordo ma c'è una cosa che mi resta in mente e che mi lavora dentro da un po'. C'è un argomento di cui da tempo volevo dire qualche parola qui. 

Da un po' di anni ricevo tante proposte di diversa natura letteraria. Moltissime delle mail che ricevo contengono manoscritti inediti oppure romanzi da poco usciti per piccoli editori. Gli autori o editori di queste opere mi chiedono di aiutarli o a trovare una casa editrice o a promuovere il loro lavoro. Sono per la maggior parte dei casi persone che non conosco e mi scuso qui pubblicamente se non riesco a rispondere a tutti ma le richieste sono davvero tante e le ore del giorno, come si suol dire, solo ventiquattro.

Ci tengo tanto a specificare che contestualmente alle aspettative e alla fiducia in me riposte, non sempre posso essere davvero utile o per lo meno corrispondere alle attese così elevate.

Si dice che se non siamo a posto noi, possiamo fare ben poco per gli altri. Per questo vi dico qui e spero che leggiate, che senz'altro mi potrò spendere e dedicare a voi quando sarò più sicura di potervi davvero aiutare. Al momento, sto lavorando anche io ai miei stessi manoscritti e alla ricerca di un rapporto di fiducia con gli editori. Quando la mia "casa" sarà costruita su ancora più solide fondamenta, voi esordienti o aspiranti autori sarete i primi a essere invitati per un caffè. Per il momento, vi chiedo un po' di pazienza: è davvero la virtù dei forti.

Però, però c'è un però. Se io personalmente posso fare davvero poco, credetemi, per i vostri manoscritti o romanzi appena pubblicati, almeno in questo esatto momento, una possibilità per voi c'è. Ed è rappresentata dai premi e dai concorsi letterari. Ricevo quotidianamente parecchie segnalazioni anche da questi ultimi e ne conto davvero tantissimi. La gran parte, mi sembrano affidabili. E sono convinta che possa fare bene, a un autore esordiente o aspirante tale, partecipare. 

Può far bene perché l'impresa di spedire il vostro lavoro vi obbliga a rileggerlo (cosa che per ansia a volte non si fa o lo si fa male, lo so per esperienza mia). Vi obbliga a rispettare una scadenza (che è una grandissima competenza) e vi aiuta ad esercitare il senso della speranza. Se non vincete, vi aiuta, infine, a esercitare il senso del sapersi rialzare dopo una caduta. E questa ultima è davvero la qualità più grande che deve necessariamente uno scrittore che sia tale.

Quindi adesso ve ne propongo tre che sono quelli che ritengo più interessanti e affidabili. 



Leggi in Salute - Premio Letterario Angelo Zanibelli
è un premio che secondo me merita di essere conosciuto soprattutto per i valori che porta avanti. Lo avevo già segnalato nella mia newsletter, Taccuino di Caffè, ma ci ritorno su volentieri. Questo concorso è aperto a opere edite e inedite e il premio prevede la pubblicazione per Cairo editore. Il tema è quello della narrazione della malattia: il concorso infatti è promosso dalla ditta Sanofi e si basa sul valore terapeutico della narrazione. La scadenza è il 30 giugno, vi lascio qui il link al sito. Spero parteciperete in tanti. 

Questo premio va bene sia per autori che per illustratori e secondo me è una bella opportunità per entrambi. La scadenza anche in questo caso è il 30 giugno e i lavori si riferiscono alla narrativa per bambini e ragazzi che è un ambito che personalmente amo molto. Ecco tutte le info, qui. 


Questo premio è promosso dal Master in Editoria della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Ha un respiro fresco e pop, appunto, e lo segnalo perché credo molto nei master e nelle possibilità che possono aprire. Questo premio è per opere edite e al momento sono già state selezionate: vi lascio qui il link per tutte le info. 

lunedì 22 maggio 2017

Piccolo bilancio a caldo del #SalTo30.


Il mio #SalTo30 finisce oggi ed è stato complessivamente molto bello. 

Ma ecco il mio bilancio. Ho girato troppo poco tra gli stand, come facevo da ragazzina, fantasticando. Ma è forse anche giusto così, evolversi. E l'evoluzione di questo Salone in generale è stata notevole. Fare un'analisi a caldo non è facile, ma senz'altro sembrerebbe una delle edizioni più partecipate di sempre. Vorrei solo sperare che non sia stata la bieca "competizione" con Milano a far confluire così tante persone al Lingotto. La speranza è che invece siano davvero tutti più interessati a leggere e che tutto sommato la crisi stia passando. La crisi economica e culturale che ha segnato gli ultimi dieci anni. 



Ieri ho avuto un solo appuntamento, con Matteo B. Bianchi, per chiacchierare informalmente del suo Maria accanto, nuovo romanzo pubblicato con Fandango. Conoscevo Matteo da tanti anni come uno dei più attivi promotori della scrittura sul web e non solo. Lui ha creato, ad esempio, Tina, una rivista letteraria pioniera e bellissima. Avrò senz'altro modo di approfondire questo romanzo, ma posso dirvi che è stata una bella occasione di dialogo vero, meno enfatico e ingessato di quello che si può avere durante una presentazione ufficiale. 



Ogni volta che passavo dalla Sala Romania e vedevo il mio logo, mi coglievano attimi di gioia e soddisfazione. 

Vi ricordo che oggi alle 13.30 in Arena Piemonte si premierà la vincitrice romena del Concorso Lingua Madre, Roxana Lazăr. 


E proprio in questo momento, al Superfestival, si sta svolgendo il superlancio di presentazione di Borgate dal Vivo 2017. Edizione che si prospetta fantastica, accorrete a conoscere i creatori e partecipanti al festival letterario dei borghi più belli d'Italia. 

Ed ecco il mio piccolo bottino. 

domenica 21 maggio 2017

Un #SalTo nel passato, nel presente e nel futuro.


Ieri al #SalTo30 la mia giornata è iniziata con una lunga e intensa presentazione di È giusto obbedire alla notte di Matteo Nucci - Ponte alle grazie. 

Mi rendo conto dei limiti dei social, e anche di blog dallo spirito "agile" come il mio. Ormai mi è chiaro: questi media non possono esprimere tutte le caratteristiche, le implicazioni, le scoperte umane, morali ed estetiche, né l'emozione più autentica di un'opera d'arte. L'arte, forse precedendoci in una qualche scala di valore, vince su di noi e i nostri piccoli mezzi. In ogni caso, vince sulla descrizione o rendicontazione che affannosamente da qualche anno in tanti proviamo a darle sui cosiddetti "social". Non che non vada fatto, per carità. Tocca leggerli, però, questi libri, per capire e sentire cosa intendo. E uscire e andare ad ascoltare (quando possibile) cosa ne dicono gli autori e gli artisti. Quanto a me, posso dire di aver imparato qualcosa da questa esperienza, ma i tempi del web mi impongono di tagliare, ahimè, proprio la fetta più importante. Immaginate la lettura come una torta nuziale, qui posso mostrarvi solo il cake topper, e nemmeno per intero!


Ph. by Luna's Torta - la libreria con cucina migliore di Torino e del mondo. E che fa parte anche del consorzio COLTI dei librai indipendenti. 

E, giusto per rimanere in tema ineffabilità, l'unico ma strepitoso evento al quale sono riuscita ad assistere all'interno di una delle sale del Salone è stato quello di Paolo Nori. Ho tentato altre volte di entrare a una sala. Quella con Annie Ernaux, ad esempio, era impenetrabile dalla folla che c'era. Un'altra volta, ho visto una coda kilometrica e ho chiesto a ben due persone per che cosa stessero facendo la fila e in entrambi i casi è successo questo:
- Mi scusi, per cosa è questa fila?
- Per la Sala Azzurra.
- E cosa c'è nella Sala Azzurra?
- mh... non lo so... ah sì sugli alieni.
- Grazie.

La variante alla risposta è stata: - forse la cosa su se c'è vita nello spazio.

Molto bene. Quando si dice "italieni" :)

No, intendo dire: è fantastica tutta questa affluenza al #SalTo30 ma qualche volta, c'è da ammetterlo, il pubblico è un tantino "televisivo" e, forse, poco consapevole. Ma chi sono io per giudicare? La consapevolezza di cosa si fa e dove si è è un dono e comunque un dono che si raggiunge a gran fatica, secondo me.

Paolo Nori e il racconto dei matti delle città italiane. 

Una partership di questa edizione cui tengo particolarmente è quella con l'Istituto Romeno di Cultura Umanistica di Venezia che, alla Sala Romania, sta proponendo una serie di eventi fantastici. E che ha scelto di apporre anche il mio logo: una delle gioie di questo Salone, per me!


Vi segnalo dunque gli appuntamenti secondo me più significativi promossi proprio da l'Istutito:

- Alle 12 - Diario della felicità. Incontro con Vasile Igna
In occasione della presentazione della ristampa del Diario di Nicolae Steinhardt e del romanzo Andante di Vasile Igna (Rediviva) in collaborazione con il Centro Culturale Italo-Romeno di Milano
Con Vasile Igna intervengono Antonio Buozzi, Maria Floarea Pop, Violeta Popescu, Gabriel Popescu 

-  Alle 16 - Elegie Nordiche
Incontro con Aura Christi in occasione della pubblicazione del suo nuovo volume di poesie (Aracne). Con l’autrice intervengono Violeta Popescu e Maria Floarea Pop

- Alle 17 - Il progetto Pop Drama
Letture drammatiche da Clătite di Radu Popescu, finalista al concorso di drammaturgia Pop Drama
In collaborazione con il Centro Diego Fabbri
Con l’autore interviene Paolo de Lorenzi.
Letture drammatiche a cura di Giampiero Bartolini. Traduce Oana Boşca-Mălin.
Conduce Bruno Mazzoni

E, dulcis in fundo, domani 22 maggio:

- Alle 13.30 Arena Piemonte - ConcorsoLingua Madre
Premiazione delle vincitrici. Roxana Lazăr che vince il Primo Premio! 

Non potete mancare!


E infine, last but not least, vi segnalo un incontro cui tengo molto perché negli ultimi mesi ho collaborato con questo bel festival! L'evento è segnalato sul mio sito, ma voglio ricordarvelo anche qui, con tutti i dettagli:

- Lunedì 22 maggio - alle 10.30, nell'ambito del Superfestival (pad. 2) Dario Benedetto (mitico) conduce l'evento di lancio dell'edizione 2017 di #BdV17. Tra gli ospiti presenti, Alberto Milesi, che dirige e ha creato Borgate dal Vivo e Giuseppe Culicchia che è il presidente onorario.

Qui proprio davvero non mancate perché poi da giugno a settembre più di venticinque borghi alpini si popoleranno di scrittori, musicisti e artisti che porteranno energie e voci e bellezza in luoghi altrettanto belli che non aspettano altro che rinascere.

E ora, non mi resta che augurarvi buon #SalTo30 e buone letture con caffè!

venerdì 19 maggio 2017

#SalTo30 - eventi e appuntamenti.



Eccomi al primo giorno (per me) del #SalTo30. Una bella soddisfazione è vedere il mio logo, realizzato da Gerald Bala di Onde Studio, accanto a loghi importanti e storici. Il motivo è che sono media partner dell' Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia. Più sotto, trovate qualche notazione al riguardo. 


Al #SalTo30, come a ogni #SalTo, si trova sempre gente che #salta a tempo di musica.  



Questa è stata la prima presentazione della mia mattina. Vorrei dilungarmi di più sul libro in questione, ma per il momento vi lascio il link al sito dell'editore, qui. Si tratta, in breve, di un progetto di scrittura, illustrazione, fotografia e arti diverse tra loro che sono confluite in diciotto mesi di narrazioni sul quartiere di Mirafiori Sud a Torino, con la guida di quattro tutor. Ne è nato un libro bellissimo. Mi sono sentita a casa, nel luogo, ideale e vero, in cui sto cercando di mettere radici reali o di carta. Sono molto grata di essere stata coinvolta. 


La seconda presentazione per me è stata con i primi autori di una casa editrice appena nata ma già con la camicia, Les Mots Libres Edizioni con la storia Il paese di Mister Coltello. Eccomi in azione con gli autori :) Questo #SalTo30 è senz'altro la festa dell'editoria indipendente e lottatrice, quale miglio auspicio?


Ed ecco lo stand dei miei amici dell'Istituto di Cultura Romeno. Che gioia vedere il mio logo sullo sfondo della foto dell'incontro di ieri su Mihai Eminescu e la letteratura italiana con Giuseppe Manitta e Roberto Merlo.



Ci tengo, infine, a segnalarvi alcuni incontri di domani - sabato 20 maggio - proprio in Sala Romania (andateci, davvero, è bellissima...) e in Sala Blu:




 Ore 11 presentazione di: Bucarest – la capitale immaginata (1830-1940)
In occasione della presentazione del volume di Emanuela Costantini (Rubbettino)
Con l’autrice interviene Marco Dogo
Conduce: Antonio d’Alessandri 

- Ore 14 Ritorno a Emil Cioran
Presentazione dei libri di Emil Cioran: I miei paradossi. Intervista con Leonhard Reinisch (La Scuola di Pitagora), Un’altra verità. Lettere a Linde Birk e Dieter Schlesak, 1969-1986 (Mimesis), e di Simone Boué, Una vita con Cioran (La Scuola di Pitagora)
Intervengono: Massimo Carloni, Antonio Di Gennaro, Mattia Luigi Pozzi
Conduce: Giovanni Rotiroti

- Ore 18.30 in Sala Blu: Andrea Bajani dialoga con Mircea Cărtărescu
Autore della trilogia Abbacinante - a cura di Voland e Salone del libro 
in collaborazione con l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia
Interviene: Bruno Mazzoni, traduttore di Mircea Cărtărescu

giovedì 18 maggio 2017

Fai un #SalTo, fanne un altro!



Il Salone del libro per me comincia domani, il 19 maggio. 

Per tutti questi trenta lunghi anni, ci sono stata. Dalla prima edizione, in cui ero una bambina, attraversando tutti i cambiamenti interni, interiori, esterni ed esteriori della città. Ci sono stati anni in cui ci ho lavorato dentro, e allora ero lì alle nove del primo giorno, carica di energie ed emozioni. C'è stato l'anno in cui andavo di stand in stand con una tazzina azzurra dell'Ikea, per far conoscere il mio blog, il mio piccolo nuovo progetto che nasceva. Anni, invece, in cui ci passavo poco tempo, come questa volta, perché per mille ragioni avevo degli impegni fuori. Quest'anno, ad esempio, lavoro un po' dentro ma di più fuori e così potrò esserci solo nei momenti in cui dovrò fare qualcosa di specifico. Ci sono stati anni che credevo felici, anni che credevo tristi. Anni interlocutori, anni ricchi di eventi.

Il Salone ha fatto parte della mia formazione umana e professionale come una sorta di scuola o corso intensivo. Ed è stato importante. Ci ho scritto fiumi di inchiostro sopra, ho confluito nel Salone tante aspettative e tanti, tanti, tanti sogni. 

Sono felice di trascorrere anche quest'anno alcune ore di questo #SalTo30 in quel Lingotto spazioso che accoglie tutti e che per tutto questo tempo ha accolto anche me. Sono felicissima, infine, dei risultati di pubblico e di notorietà che questa edizione sta ottenendo, traggo anche io il beneficio di tutte queste nuove idee e prospettive. Non mi piacciono i campanilismi, per cui non saprei dire se è una rivincita "sui milanesi" oppure semplicemente una bella soddisfazione per Torino e tutti quelli che vengono a trovarla in questi giorni.

Tutto quello che mi viene da dire è buon #SalTo in alto e in lungo quei corridoi che tutti, a migliaia, amiamo così tanto. 

Per chi volesse passarmi a trovare, ecco i miei appuntamenti qui.  




domenica 23 aprile 2017

Tempo di Libri a Milano (imho).

Qualche pensiero su Tempo di Libri, in forma di pro e contro. 



In rete ho trovato questa citazione sul cambiamento, attribuita a Marcel Proust: "Gli uomini non cambiano dall'oggi al domani, e cercano in ogni nuovo regime la continuazione dell'antico". Chissà se è vera, giacché, ormai è noto, tra post verità e fake news, la credibilità delle parole online è uno dei punti interrogativi e dei crucci massimi della contemporaneità internettiana.



Fatta questa premessa, ci tengo a scrivere qualche parola anche io visto che avevo seguito con interesse le vicende del Salone del Libro, tra scandali finanziari e trasformazioni, critiche e virtù. 


Al Salone di Torino ci sono stata tutti gli anni (trenta!) e ci ho anche lavorato dentro in diverse occasioni, ci ho presentato il mio primo romanzo, ho parlato in pubblico del mio blog, ho fotografato tantissimi stand con la mia tazzina azzurra per farmi conoscere, ho condotto eventi e trasmissioni radiofoniche, ho partecipato a tavole rotonde, convegni, incontri vari, interviste eventuali: ci sono, in una parola, cresciuta. 

E ho scritto talmente tante cose - su questo blog - che non saprei nemmeno cosa linkarvi. 

Vi consiglio, se volete recuperare qualche cosa, cercare il tag "salone del libro" o #SalTo (hashtag di cui sono stata, tra l'altro, anche creatrice tempo orsono insieme ad altri amici su twitter). 

Un'ultima curiosità strappalacrime, pensate che addirittura il mio primo articolo, sul giornalino della scuola al liceo, parlava proprio del Salone. Insomma, è un tema che mi è caro e mi coinvolge da sempre. Immagino come molti di voi lì all'ascolto. 

E dunque, mi è sembrato opportuno fare un (#)salto a #TdL17 e ora rendervene conto.

Una prima considerazione è che non credo sia saggio supporre di avere risposte facili in tasca oppure porsi d'ufficio in una posizione di rivalità, ripicca o campanilismo sabaudo (nel mio caso, come torinese). 

Questi sentimenti, di cui pochi possono dirsi liberi, non fanno bene, anzi ottundono e si fatica poi a stare al mondo sereni. Per questo mi sono impegnata a osservare Tempo di Libri con occhi nuovi, prendendo per mano la "me" bimba che entrava per la prima volta al Salone torinese e accompagnarla in una nuova esperienza da scoprire. 

E queste sono le piccole cose che ho notato durante la scampagnata milanese. Scampagnata durata molto poco perché lo scopo della gita era poi di assistere a un poetry slam nella sede di Radio Popolare, ma questa è un'altra storia. 

Dunque, imho che in milanese  inglese è l'acronimo di in my humble opinion:

Pro. 

L'accredito per blogger. Una conquista pura e semplice che sono contenta si sia fatta. In cinque minuti, da casa, mi sono accreditata e in ancor meno tempo, ho ricevuto una risposta positiva. Sono entrata gratuitamente in fiera e ho potuto visitarla sentendomi riconosciuto ipso facto un ruolo, senza tanti pregiudizi fuori tempo massimo. 


Il wi fi. Funzionante e libero. Per diverse ragioni, non ultima una fisiologica mutazione che è giusto secondo me fare di se stessi, frequento sempre meno i social in modo propulsivo, compulsivo forse e attivissimo come qualche anno fa. Però sento che questa possibilità di un wi fi comodo e veloce in una fiera editoriale sia bella e utile.

Gli incontri pubblici e privati. Ho incontrato amici, lettori dei miei scritti (evento cui non mi abituo mai e mi emoziona) e persone autorevoli del settore editoriale tra cui la cara Giulia Ichino con cui è stato bello conversare per un po'. Quanto invece agli incontri organizzati dalla fiera, beh mi parevano tutti interessantissimi. Non sono riuscita a fermarmi che per qualche minuto in uno solo, ma ho fiducia nel prossimo anno.

Il cambiamento, di cui sopra. Cambiare, dopo tanti anni, è una bella idea. Creare una fiera che non c'era, anche. Il fatto che sia nata una nuova fiera è giusto. Al punto che mi sento di equiparare questo lieto evento alla nascita di un nuovo bambino: merita sempre la fatica. 

Contro. 

Troppe analogie con Torino. Mi riallaccio all'ultimo punto dei pro, perché ci troviamo su un confine frammentato. Per chi è abituato, come me, a solcare i corridoi del Lingotto, il disorientamento si è fatto sentire. Mutuare un'idea può essere bello, evolutivo. Ma applicarla, identica, con minime variazioni percettibili appena, può denotare una mancanza di fantasia.

Troppo poche persone. Il che, a me come Noemi Cuffia, non importa nulla. Anzi, sto imparando quanto intensamente sia falso l'assioma tanto pubblico = qualità. Sto imparando che in letteratura, e in editoria, come in altre cose della vita, non esistono assiomi così rigidi e che la quantità di qualsiasi cosa può fare rima con eccesso. Tuttavia, è pur vero che uno dei risultati che si pone l'organizzazione di un evento pubblico è quello, appunto, del numeroso pubblico. E ahimè c'era proprio da notare una scarsa affluenza, almeno quando sono andata io, al colpo d'occhio. 

Prossimità con le feste e, con buona pace di Monsieur Lapalisse, con il #SalTo. La sensazione è che questa fiera sia troppo vicina a Pasqua, 25 aprile e 1° maggio e soprattutto con l'imminente "competitor" di maggio se così si può dire, torinese. Il che è deleterio per le energie fisiche e finanziarie per tutti i lettori di buona volontà.

Naturalmente, tengo fuori dalle mie considerazioni tutte le questioni politiche, economiche, relazionali strategiche e commerciali relative a questa faccenda e che coinvolgono i grandi gruppi editoriali, l'editoria indipendente, i librai e tutti gli onesti operatori. Un po' mi sono espressa in passato ma a oggi, lo ammetto, non ho proprio nulla da aggiungere. Solo forse che una fiera di queste proporzioni, così come tutte le imprese umane, salvo rare eccezioni, ha bisogno di evidente rodaggio e che un'opinione più strutturata spero di poterla esprimere tra qualche anno. 

Oggi invece spero farete buone letture!





Con la mia cara amica Sara Bauducco. 

Con Sabrina Lorenzoni, che mi ha ricordato perché mi piace e ha senso scrivere qui :)

Con tre fantastici poeti: Alessandro Burbank, Marko Miladinovic e Francesco Deiana. Chiamatemi D'Artagnan! 


E questi poeti sono Davide Passoni (mc del poetry slam) con i finalisti Filippo Balestra e Francesco Deiana (che ha vinto gloriosamente lo slam). Al Leggiamo Cooperativo Poetry Slam, evento Fuori Tempo di Libri nella sede di Radio Popolare. 

venerdì 21 aprile 2017

Benedizione di Kent Haruf.

Kent Haruf, Benedizione, NNE


Questo libro fa parte di una trilogia che si chiama Trilogia della pianura e comprende anche i volumi Crepuscolo e Canto della pianura. Tutti pubblicati dalla casa editrice NNE

Dello statunitense Kent Haruf, mancato da pochi anni, nel 2014, della sua scrittura e della controversa storia editoriale dei suoi libri hanno scritto e detto un po' tutti ultimamente. Oddio tutti, diciamo quelli della povera nicchia della letteratura, critici, appassionati, lettori e affini. 

Per una disamina preziosa ed esaustiva, rimando allora a una delle più ricche risorse in materia che secondo me è il dossier che lo scrittore Giacomo Verri ha curato e compilato nel tempo sul suo blog, qui. 

Invece per quanto mi riguarda mi unisco al coro di chi afferma senza remore che questo (e forse anche gli altri che io non ho ancora letto di Haruf) è un libro che cambia la vita.

Quando si dice che qualcosa "cambia la vita" si entra in un territorio disordinato e polveroso. Non è che ci sia qualcosa che ti cambia la vita, perché la vita è essa stessa continuo cambiamento. Eppure, questa lettura può compiere nella vita media di un lettore medio un piccolo miracolo.

Personalmente, l'ho capito un po' dopo averlo finito di leggere. Avevo - proprio per via del grande hype che ha coinvolto questo autore (il quale ahimè, come talvolta accade, non ne potrà mai trarre giovamento) - esagerate aspettative che, lì per lì, mi parevano, capitolo dopo capitolo, disattendersi. 

Quando a qualcosa si gira così tanto intorno, si dedicano serate, discussioni, si elaborano dichiarazioni tanto enfatiche, ho imparato - coi libri come con tutto il resto - a diffidarne. Perché a questi libri si è prestata così tanta attenzione? Anche alle cose più dannose, la si presta. Quindi non è stato il passaparola a convincermi. Anzi lì per lì è stato d'intralcio. Tanto che a un certo punto, nel corso della lenta lettura, ricordo anche di aver pensato che si stesse trattando di un grosso equivoco. Ho pensato al vuoto di valori e di impegni che circola sul web e fuori e che porta tanti di noi a ingigantire tutto, ad, appunto, enfatizzare. 

Invece poi è toccato anche a me riconoscere l'eccezionale diversità di queste pagine, l'incredibile pregio di questo scritto così bello, cui ci si affeziona così tanto. 

Tutto parte dalla copertina di Carolyn Drake che a rimirarla più volte si entra nell'atmosfera. E si procede al dentro, ai personaggi, le storie, le trame. 

Dalle molte recensioni, saprete anche che la scrittura di Haruf è essenziale, autentica. Nonostante i molti paragoni che ho letto con i grandi della letteratura americana, non ci ho trovato in trasparenza altre voci. Ne ho sentita davvero una nuova, come succede così di rado da non accorgersene sul momento. Destino del controtempo!

Mi sono accorta allora di questa eccezionalità leggendo altri libri di altri autori dopo Benedizione e di colpo quasi tutti mi parevano meno belli o meno esatti o carenti di qualcosa che non sapevo identificare. Andando ancora più in profondità, ecco cosa ho realizzato. 

Con Benedizione a me è successo di ingranare la lettura dopo diversi tentativi. Nelle prime pagine si sa già che uno dei protagonisti morirà a breve e non avevo voglia di affrontare la morte. Posavo il libro, negavo il desiderio di riaprirlo o per meglio dire la necessità. 

Come a volte accade, avrei preferito restare nella mia superficialità, ma ben sapevo che non funziona così, che tocca scrollarsi dal torpore. Ed è proprio questo che ti consente e ti chiede di fare il libro: affrontare. 

Volendo traslitterare la morte con altro, si può anche dire che bisogna, se si vuole una vita vera, affrontare le proprie verità, il proprio vero e inconfondibile dolore. 

Attraverso quindi la semplice vita piena di conflitti e benedizioni di questi personaggi, si rivive la propria, qualcosa di sé, si guardano bene le proprie sofferenze e i propri piccoli sollievi fino alle gioie pure e inattese o a lungo cercate. Ed è da questo scendere nella dannazione di ciò che ci contraddistingue, che si guarisce o, per restare con Haruf, si riceve una benedizione.

Non riesco a immaginare titolo più bello né romanzo migliore per chi è in cerca di una rivelazione. Come vi hanno già detto altri prima di me: mi raccomando, leggetelo, lasciatevi trasformare e benedire.