mercoledì 3 febbraio 2016

Chicchi di caffè: i percorsi tematici di Tazzina!




In questo periodo mi stanno molto a cuore gli animali. E dire che non ci ho a che fare da molto tempo: nove anni fa mi lasciò il compianto Cinzio (nome vero: Saltello. Nome scelto da lui stesso: mai saputo. Cit. T.S. Eliot e la sua poesia sui nomi dei gatti), un gatto meticcio con cui vivevo dal 1984, quando avevo 4 anni, e da allora nessuno lo ha più sostituito nella mia vita e nel mio cuore. Per una strana ragione però ultimamente mi ritrovo spesso in diversi parchi della mia città ad avere a che fare in modo diretto con le bestiole, specie i cani ma anche scoiattoli, piccioni e gabbiani e gatti randagi.

Come raccontavo nel penultimo post, scrivo anche racconti con protagonisti gli animali da ormai più di un anno, spero che vi incuriosiscano: il blog si chiama, in consonanza con la "tazzina di caffè": Acqua Naturale e l'ho aperto in un momento in cui avevo letteralemente sete di vita e di cambiamenti. Ci tengo tanto a quel blog!

(Una piccola parentesi per chi mi scrive in privato ultimamente su Facebook: non ho mai spesso di scrivere su questo blog, semplicemente due anni fa sono andata un po' in crisi perché le attività, che ho sempre svolto per passione e gratuitamente, tranne le volte in cui ho dichiarato piccole collaborazioni lavorative, legate al blog e alla promozione dei romanzi che mi proponevano in gran quantità ogni giorno editori e autori non mi permetteva di dedicarmi al lavoro (con la partita iva) e alla mia vita quotidiana, così avevo deciso di "chiudere" tazzina per come la gestivo prima e tornare a ritmi più tranquilli di scrittura. C'è da dire che negli ultimi due anni non ho mai smesso di scrivere sia per questo blog sia per altri sia per conto mio, anzi non ho mai scritto così tanto come negli ultimi due anni e spero di darvi presto notizie!).

Insomma insomma dicevamo che gli animali sono importanti. E i libri, che per me sono il punto di contatto con quasi tutto ciò che mi interessa e che mi aiuta nella vita, mi rimandano proprio lì: nel regno animale. Non posso enumerare tutte le storie con protagonisti animali attualmente in commercio: starei qui dodici anni a fare l'elenco e la mia vita si trasformerebbe in uno spettacolo di stand-up comedy ambulante: immaginate una signorina di Torino, attaccata a un pc, che scvive per dodici anni un interminabile elenco di libri con protagonisti animali! Surreale.

Ma ultimamente mi sono concentrata su tre, che sono i miei consigli di lettura per questa nuova rubrica: Chicci di caffè - i percorsi tematici di Tazzina! 


Considerate il genio puro che si esercita a raccontare la Natura perché ritiene che questo sia il suo compito su questa terra. Assaporate i titoli di questi racconti: Romanzi dettati dai grilli, Naso contro naso, una storia d'amore al buio, Il gabbiano di Chivasso (senza dubbio il mio preferito!) e altri. E avrete questa raccolta che Einaudi ha appena ripubblicato e che mi sono comprata ieri con somma gioia. 


Ho votato questo libro quando sono stata giurata al Premio Sinbad, il primo Premio Internazionale per gli Editori Indipendenti. L'autore è uno scrittore entomologo che vive con la famiglia su un'isola incontaminata a quindici kilometri a largo di Stoccolma e studia le mosche. Questo libro è il frutto dei suoi viaggi ed esperienze ma è anche una storia che assomiglia a un flusso di coscienza fino a una conclusione esistenziale importante e che a me è piaciuta molto. Quale? Scopritela leggendo! Ho ricevuto questo libro in uno scatolone pieno dei libri partecipanti al premio e che tutt'ora troneggia nel centro della mia mansardina, occupandone in definitiva ogni centimetro quadrato rimasto libero.  
 
3) Le api di Meelis Friedenthal.

Ho ricevuto questo libro dalla casa editrice Iperborea, che ringrazio di cuore. Questo è davvero un gioiello letterario, un'opera che vi porta a fine Seicento in compagnia di un mago dal lungo mantello in compagnia di un baule e un pappagallo. Cosa c'entrano le api e gli alveari? Scopritelo leggendo! 


Ecco qui. Spero che questi percorsi tematici vi incuriosiscano, conto di prepararne altri.

domenica 31 gennaio 2016

Taccuino-di-caffè, il ritorno!



Taccuino-di-caffè

Sto facendo un po' di amarcord del percorso che ha compiuto questo blog negli anni, rileggo alcuni vecchi post e ci ripenso: penso sia un buon punto di partenza per il futuro. Ci sono stati momenti belli e momenti difficili. Ma mi colpisce la quantità di idee ed esperienze che questo spazio mi ha aiutata a tirare fuori dal cassetto.

Ad alcune rubriche fisse in particolare sono ancora molto legata. Le riprenderò una a una. Tra queste c'è il glorioso Taccuino-di-caffè. 

Si tratta di un taccuino settimanale (partito dal blog Setteperuno della mitica Valentina Aversano aka @SignorinaLave, oggi pilastro di @minimumfax e @minimaemoralia!) che mi aveva invitata a collaborare creando proprio un taccuno su misura per me che si chiamava Il taccuino di Noemi) di notizie ed eventi interessanti dal web in ambito letterario. Nell'ultimo anno e mezzo non l'ho più scritto e mi dispiace: so che a chi lo leggeva piaceva e a me divertiva prepararlo per voi. Mi serviva ad ascoltare il mondo della rete, ma anche quello là fuori, con orecchie diverse. E insomma, ricomincio da qui!

Ecco le tre notizie più una che mi hanno colpita in questa ultima settimana. 

1) Biancamano 2: è nato il blog della Narrativa Straniera e delle Frontiere della casa editrice Einaudi. Chi ha un po' seguito la mia storia sa quanto io sia legata a questo editore, come moltissimi lettori. Sono molto felice che sia nato un progetto del genere e faccio il mio in bocca al lupo a Biancamano 2, non perdevi un post! Eccolo qui.

2)  Finzioni Reloaded: lo storico blog letterario Finzioni da oggi e per un mesetto sarà in stand-by offline per rinascere a nuova vita. Cosa ci sarà da aspettarci da una delle testate più rivoluzionarie e fresche del web?

3) Viaggi in biblioteca: In uno dei suoi ultimi tweet, Michiko Kakutani, una delle più importanti critiche letterarie del mondo che scrive sul New York Times (una simpatica signora giapponese sulla sessantina, nonché tra le più potenti persone del pianeta delle lettere), ha segnalato alcune tra le più belle biblioteche del mondo. Personalmente, adoro questo genere di segnalazioni e post con immagini di sale grandi, antiche e splendide, passo del tempo a guardarle e a sognare di essere lì.  
Continuate a leggere qui. 

Notizia + 1 ---------> Come ho accennato qui e sui vari social, questo blog il 13 febbraio compie ben otto anni! Mi piace il numero otto e così ho deciso di fare una bella festa! Una festa a base di caffeina, amici e libri in un posto speciale di Torino. Un posto che ho tenuto segreto fino a ora ma che adesso svelo: la bellissima libreria e torteria (e molto molto di più) Luna's Torta. 

C'è anche un evento che ho creato su fb per capire quanti sarete, e dove se volete potete leggere il mio #amarcord sul blog e un pezzetto di mia vita sull'Internet e non solo. Qui.

Grazie di cuore a tutti.  

mercoledì 27 gennaio 2016

Il grande animale di Gabriele Di Fronzo (E altri animali)

Gabriele Di Fronzo, Il grande animale, Nottetempo

Ho letto questo libro in pdf: dono ricevuto da un editor di una casa editrice che non è quella del libro in questione, ciò a dimostrare che in editoria può esistere anche solida amicizia tra scrittori, editor e blogger. 

Dopo questa nota di positività, arrivo al dunque. L'autore è un esordiante italiano, Gabriele Di Fronzo, la casa editrice è Nottetempo

Il protagonista di questa storia si chiama Francesco Colloneve e di mestiere fa l'imbalsamatore, o tassidermista. Da subito appare la sua voce:

Mi chiamo Francesco Colloneve e di mestiere sono un tassidermista, le ragioni per cui imbalsamo animali sono le ragioni che le persone che a me si rivolgono hanno per domandarmi di farlo, sono dieci anni che lavoro tenendo dietro ai motivi dei miei clienti, ma è altrettanto certo che a parer mio faccia piú compagnia un cane morto e poi impagliato invece di un criceto che pure sia tuttora vivo e vegeto.
  
Una voce gelida ma alla quale stranamente ci si affeziona. E comincia la costante e chirurgica descrizione del suo lavoro. 

Il mio lavoro, facile capirlo, ha a che fare con la parte viva dei morti.

Fino a che tutto il libro si concentra sul personaggio del padre morente. Attorno a cui Francesco, nella difficoltà di accettare l'ineluttabile, costruisce una forma disperata, logica, perfetta e devastante di attaccamento. Incapace di accettarne la fine, come ogni figlio, tenta l'impossibile, un eterno inizio. E l'impossibile ha a che fare proprio con il suo mestiere.

Questa è stata definita una storia gotica, a ragione. Una storia-non-storia: altrettanto vero. A me ha fatto pensare inevitabilmente all'Anno de pensiero magico di Joan Didion e L'animale morente di Philip Roth. Struggente narrazione attorno alla morte, Il grande animale mi ha riportata più vicino che mai a ciò che di peculiare ha la grande letteratura: la vicinanza alla follia, e insieme la capacità di guarirne attraverso il racconto. 

Aggiungo che gli animali per me sono particolarmente importanti, specie negli ultimi tempi. Ho appena letto questo post ad esempio su Io e Mabel, un libro che leggerò presto, in cui Mabel, la protagonista, è una astore. 

Aggiungo due segnalazioni di progetti cui tengo molto, uno è una rubrica radiofonica che portiamo avanti su Radio Banda Larga nel programma Pillole Concezionali, proprio dedicata agli animali, che si può ascoltare tutti i giovedì sera qui. 

L'altro è un blog in cui scrivo brevi racconti tutti con protagonisti animali, che si chiama Acqua Naturale. 

Gli animali sono davvero dei misteri viventi e ci restituiscono, se sappiamo rispettarli, molte informazioni ed emozioni inattese. 

Buona lettura a tutti. 



venerdì 22 gennaio 2016

Magic Graphic Novel - rubrica con video.

video


Tra le novità che sto progettando per l'anno nuovo c'è il desiderio di occuparmi un po' di più del mio blog. Tra poco meno di un mese Tazzina-di-caffè compie infatti otto anni e tra alti e bassi posso affermare che si è trattata di una delle esperienze più importanti e significative della mia vita fino a oggi. Al compimento dell'ottavo anno, simbolicamente il 13 febbraio, scriverò un post per raccogliere un po' le idee, fare un bilancio e ringraziare - e vi racconterò della festicciola a base di caffè che voglio preparare qui a Torino per il 21 di febbraio. 

Per il momento, riparto allora con nuove rubriche, rispolverandone al contempo alcune di qualche anno fa. Avrei sempre voluto tenere una rubrica fissa sulle graphic novel perché grazie a una mia cara amica, che in rete conoscerete tutti, ovvero Ilaria Urbinati, ho cominciato a esplorare anni fa il mondo di queste incredibili forme di arte e narrativa. 

Correva l'anno 2012 quando con Ilaria ci siamo dedicate anche a una forma di narrazione a blog unificati, che avevamo chiamato Kind of Magic ed erano dei piccoli racconti illustrati, o illustrazioni raccontate che hanno anticipato i tempi, cosa di cui vado fiera. 

Potete trovare i post qui, e seguendo l'omonimo tag farvi trasportare dalla magia dei lavori di Ilaria accompagnati ai miei racconti. 

(Beh ci tengo anche a rinnovare l'invito se non lo avete ancora fatto ad acquistare e leggere il libro che abbiamo creato insieme l'anno scorso: Ricette per ragazze che vivono da sole!)

E insomma, proprio qualche giorno fa, proprio su consiglio e prestito di Ilaria, fa ho termitato la lettura di un libro davvero molto bello: Sei tu mia madre? di Alison Bechdel, editore Rizzoli. Un vero capolavoro di scrittura, scavo psicologico, disegno ed emozioni autentiche che mi ha fatto desiderare di conoscere tutti gli altri lavori dell'autrice che, da artista omosessuale e donna, si inserisce tra l'altro alla perfezione nel dibattito più che mai acceso sulle discriminazioni e sulle conquiste in tal senso. 

Segnalo a questo proposito la lettura di questo articolo che illustra (è proprio il caso di dirlo...) molto bene cosa è accaduto di recente a proposito dell'assegnazione di un importante premio per fumettisti i cui finalisti sono risultati essere tutti uomini. 

Più o meno nello stesso periodo, insieme a un'altra amica che di libri illustrati se ne intende, Silvia Torchio, traduttrice italiana di Jimmy Liao (di cui ormai sono fan da anni, come testimoniano alcuni post come questo!) e insieme alla mia vicina di casa cinese, studentessa di arte e amica Yue Zhao sono andata ad ascoltare la presentazione di un'altra graphic novel molto interessante, che ho acquistato: Primavere e autunni edito da Becco Giallo. 

Gli autori sono Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, marito e moglie con un bimbo di nove anni, e hanno realizzato un'opera incantevole sulle orme della storia autobiografica dei nonni di Matteo - lui cinese lei italiana. Cogliendo l'occasione di raccontare le vicende di una singola famiglia, però, gli autori esplorano un fatto storico rilevante: la migrazione dalla Cina a Milano a partire dagli anni Trenta. Un tema che a me incuriosisce particoralmente.

Ho trovato questo libro accurato in ogni minimo particolare e auguro agli autori molta fortuna: nel video potete trovarne una "recensione" silenziosa, che mi è stata ispirata dalla diversa concezione delle parole che hanno gli orientali, complice anche la solitudine pomeridiana bohémien della mia mansardina. 

Insomma, buone fantastiche letture a tutti.



martedì 5 gennaio 2016

Il dono: un romanzo per il 2016 e riflessioni.

Vladimir Nabokov, Il dono, Adelphi

Prima che cominciassero le feste, ho fatto un gioco. Sono entrata in una libreria di Torino e ho cercato il mio dono di Natale. Cercavo un libro che "mi chiamasse" dagli scaffali. Sembra una cosa un po' assurda, ma a volte succede. E infatti è accaduto con Il dono di Nabokov.

Chi di voi ha letto Lolita, o altri suoi capolavori, saprà che l'autore è uno dei più importanti della letteratura russa e mondiale di tutti i tempi. Questo è il suo ultimo romanzo, scritto tra il 1935 e il 1937 in russo, uscito a puntate su una rivista, e vedrà la luce in forma integrale nel 1952.

Ho faticato a entrare nell'atmosfera del romanzo, ma tra ieri e oggi ho fatto ingresso nella storia in maniera più decisa. Il dono regala a chi la cerca la felice e luminosa scrittura nabokoviana che ci si aspetta.

Piovigginava ancora, ma già, con l'impercettibile subitaneità di un angelo, era comparso l'arcobaleno.

E al contempo rappresenta una sfida, impossibile da vincere, alla ricerca di infinite citazioni di citazioni di citazioni di citazioni degli autori russi che il protagonista, un poeta e scrittore alle prese con la carriera, la vita e i sentimenti, propugna o ascolta. 

A illuminare la mia lettura è stata in definitiva la postfazione di Serena Vitale, che è anche la traduttrice. E ciò mi ha dato modo di compiere alcune riflessioni su temi di attualità. 

In questi giorni sono fiorite molte classifiche di gradimento relative alle ultime uscite in Italia in fatto di letteratura. E ne è conseguita una accesa polemica sulla scarsa presenza, per non dire assenza, di nomi femminili. 

Affrontare Il dono per me è stato proprio un percorrere a pieno questo problema. Metto qui un po' in ordine i miei pensieri. Non vorrei essere fraintesa, amo da sempre Nabokov, ma questo suo ultimo lascito letterario è di una difficoltà disarmante e senza il soccorso di Serena Vitale alla fine del traguardo, non ce l'avrei fatta. Perché?

La Storia è costellata di autori maschi di talento (ma ahimé talvolta gravemente narcisisti) che si dedicano (che possono dedicarsi) a prose indecifrabili grazie al provvido intervento di lettrici-ancelle (spesso mogli e dattilografe) dedite all'eterno dipanare queste pregiate matasse. 

Lo stesso Nabokov naturalmente ha tratto giovamento dalle imprescindibili cure della eterea Vera, se leggete questa biografia ne avrete un quadro completo. Di contro, la Storia ha relegato per molto tempo la maggior parte delle autrici donne al ruolo di pazze, povere, isolate, isteriche, suicide. Perché?

Beh, posto che le mie sono gioco-forza delle generalizzazioni, non sono certo in grado di rispondere o di spiegare questo fenomeno antico. Basti però leggere Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf per capire che fine avrebbe fatto una ipotetica sorella di Shakespeare dotata dello stesso talento. Spoilero: una pessima fine!

Ho letto in questi giorni anche tante "difese" delle autrici donne. Excursus di letture al femminile, sciorinamenti di titoli. Trovo la cosa benemerita, ma naturalmente il problema è a monte. 

Oggi, rispetto al passato, bieche classifiche a parte, le scrittrici donne hanno per fortuna una loro normalissima rispettabilità e vincono premi Nobel come i maschi, si pensi ad Alice Munro o alla mitica Elizabeth Strout (per citare le straniere). 

Qui in Italia i nomi sono anche tantissimi. Ultimamente, ad esempio, parlando di me poiché siete capitati sul mio blog!, ho fatto la correttrice di bozze di questa raccolta di racconti di sole donne uscita per Utet, curata da Violetta Bellocchio, per dirne una. E qualche tempo fa sono stata madrina di un premio letterario per tesi di laurea su Lingua Madre che da anni si occupa di scritture di donne da tutto il mondo con progetti bellissimi e ha un posto sempre d'onore al Salone del Libro (o Fiera? Ho perso il conto dei nomi della kermesse del Lingotto). Senza contare tanti e tanti altri casi che si potrebbero citare e non c'è il tempo e lo spazio.

Perché allora queste polemiche? Probabilmente è una questione di ruoli. Se si riuscisse al slegare la simbiosi tra uomo (apparentemente) superiore e fanciulla devota (parlo in termini di scrittura, cosa si fa in casa è un altro discorso) e in eterna adulazione e si cominciasse ad andare insieme, di pari passo, sarebbe un ottimo inizio. 

(una noticina sul concetto di blogger: qui in Italia manca poco che in anni addietro sia stato sbeffeggiato o mal compreso e dire "blogger" pareva sinonimo di "velina" mentre all'estero operano blogger anche maschi, di qualità e valore. Ad esempio questo).

La contemporaneità per fortuna è piena di autori uomini che stimano le colleghe autrici e blogger, che le leggono con interesse, come è normale che sia senza che l'uno primeggi sull'altro (si badi che anche il potere distruttivo e malevolo delle donne in letteratura come nella vita può essere deleterio). 

Guardate però ad esempio cosa hanno costruito negli USA Dave Eggers e Vendela Vida, qui, due scrittori "alla pari" che sono anche marito e moglie e genitori e hanno fondato scuole e riviste e sì, sono anche ancora giovani e carini. E questi sono i casi più eclatanti. 

Insomma, si può cambiare questo mondo letterario, sta già cambiando. Forse basterebbe dare meno peso a ste classifiche oppure ringraziarle perché sono in fondo il pretesto per rispolverare o fare luce su un male in via di guarigione.

Per concludere, questo libro è quindi il mio dono per il 2016, grazie a tutti per la costanza con cui passate da queste parti. Buon anno!
 




giovedì 31 dicembre 2015

Il mio libro dell'anno e tanti auguri.

Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi, Frassinelli

Fervono le classifiche e i "libri dell'anno". Domani comincia il 2016. Il 2015 dei libri finisce con mille rivoluzioni, cose nuove, cose antiche e sinceramente è difficile stare dietro a tutto.

E oltretutto è anche tempo di bilanci e bilance (battuta vecchia e tremenda, lo so).

Quanto a me, ci sono tre cose che ho capito in fatto di scrittura in questo anno di grazia. 

1) Tutto il bene e tutto il male che si possono sperimentare, non si possono scrivere. Nell'eterna querelle tra la vita e la scrittura non c'è gara perché le due non si incontrano mai. Quando si presenta una sul campo, l'altra, guarda caso, non si fa vedere. Sono nemiche, sono d'accordo per fregarci oppure sono la stessa cosa? Insomma è tutto un gioco, non facciamoci ingannare. Un gioco serissimo, che per molti è anche un lavoro o una vocazione. 

2) In questo 2015 ho letto, credo, più blog e saggi che letteratura. Avevo bisogno di saggezza evidentemente e di indicazioni nette su come vivere.

3) Adesso invece sento di nuovo l'esigenza di storie. Quindi per me il 2016 credo sarà un anno prevalentemente letterario, e ho di nuovo voglia di leggere racconti e trame. Quello che ho capito sulle storie è che, se arrivano da una reale e profonda attenzione alla vita, rivoluzionano l'anima, viceversa, non servono a niente.

E adesso spazio al libro dell'anno (che però non è uscito nel 2015). Come anticipato nel punto due (;), ho letto alcuni saggi, e il mio anno si è concluso con il più coinvolgente e corposo di tutti. 

Donne che corrono coi lupi. Ne ho sentito per la prima volta parlare da Malvina Cagna, della libreria Trebisonda.  

Malvina è stata ospite della trasmissione di Erica Tramontini e mia che conduciamo tutte le settimane su Radio Banda Larga e che dall'anno nuovo potete ascoltare la domenica pomeriggio alle 15, voilà, si chiama Pillole Concezionali. 

E già allora, per come ne aveva parlato lei, mi aveva incuriosita molto. Poi ho scoperto questo percorso di laboratori, tenuto da Ilaria Ruggeri, qui: Sulle orme delle donne che corrono coi lupi. 

Non ho potuto prendere parte al laboratorio, che esplora di settimana in settimana i capitoli del libro con esercizi ed esperienze, ma chi vuole e passa da Torino può iscriversi e partecipare. 

La curiosità intanto aumentava e così mi sono messa a leggere il libro, dopo averlo comprato. 

Beh, mi ha toccata molto. Premessa: non ho capito tutto e non tutto mi si è chiarito, tranne che è un libro su cui tornare più volte. Ciò che mi ha colpita di più è che l'autrice, che è una psicoanalista statunitense, parte dalla narrazione di miti e fiabe tradizionali (ci sono ad esempio Baba Jaga, Il brutto anatroccolo, Barba Blu) e le utilizza per descrivere alcuni aspetti della psicologia delle donne di ogni tempo. Non saprei dire come, ma questi insegnamenti restano poi da qualche parte e tornano in mente al momento del bisogno. L'ho finito da pochi giorni ma già mi sento più ricca di prima, pur non sapendo bene come il libro ha agito in me. Lo consiglio alle donne e agli uomini di tutte le età per cominciare l'anno nuovo in modo più sincero e vicino alle proprie caratteristiche più care e vitali. 

Dopo questa lettura, torno a leggere racconti e romanzi con un bagaglio in più, convinta che la contaminazione tra discipline e saperi sia molto utile a ogni professionista, che sia della scrittura o di altro, ed è bello lo scambio e l'insegnamento che ci si possono regalare. 

Non so voi, ma più passa il tempo e più mi sento spaesata e insicura e inadeguata in fatto di libri e al tempo stesso più contenta e più forte delle mie letture. Sarà questo il mistero della vita? 

Ho tanti desideri da espimere e tante cose che ho voglia e bisogno di fare per questo anno nuovo. Al 99% riguardano i libri, e se potete restate collegati e scoprite insieme a me cosa capiterà (non lo so nemmeno io con precisione). 

Entro nel 2016 con tanti punti interrogativi e una sola certezza: dalla prima elementare a oggi una sola cosa ho imparato: leggere e scrivere danno senso alla mia vita.

Questo è l'augurio: trovare qualcosa, anche molto piccola ed elementare, che dia senso alla vostra vita.

Buon anno e buone corse coi lupi.




domenica 27 dicembre 2015

Il nido di carta: un racconto di Natale.

Ph. presa da qui, dove si spiega come costruire un nido.


Ai confini di una delle nostre città inquinate, cera una strada costeggiata da alcuni alberi spogli, un giorno qualsiasi di inizio di un inverno come tanti altri. Freddo e coperto dalla nebbia. 

Tutto scorreva regolare e lento, come il traffico di un mattino di dicembre simile a tutti i mattini di dicembre da molto tempo a quella parte. Ma bastava salire in cima a uno dei tanti palazzi che si affacciavano sul filare di alberi per assistere a uno spettacolo diverso.

Un corvo se ne stava aggrappato a uno dei rami più altri e gracchiava tanto da produrre il suono di uno stormo intero. Mentre sopra di lui, componendo figure armoniose, volavano energici alcuni gabbiani, in silenzio e composti, con una loro bellezza tale da assomigliare a una danza. Gli giravano proprio intorno ma non riuscivano a posarsi su nessun ramo perché lui li teneva alla larga con la sua voce potente.

Il corvo nero pareva sentirsi minacciato e voler presidiare i rami come se temesse che i gabbiani bianchi glieli rubassero tutti. La scena era così particolare da sembrare una partita a scacchi o a dama, dove i neri fossero rimasti con un'unica pedina. Benché si difendesse con tutte le sue forze, e la sua anima, il merlo aveva in effetti tutta l'aria di una creatura sola e quasi sconfitta.

A pochi metri di distanza, un uomo, in quello stesso istante, saliva su un tram. Ci saliva a fatica, perché era anziano e il tram era gremito di persone. Il divieto del traffico aveva reso la circolazione più fluida all'esterno ma più difficoltosa all'interno dei mezzi pubblici, che strabordavano di persone, carrozzine e cani.

Il signore anziano si riconosceva nella folla perché, sotto l'occhio destro, aveva un livido grande, segno di una recente caduta, e una mano fasciata. Poteva tuttavia muovere tutte le dita, tra le quali reggeva un sacchetto di medie dimensioni. E nel complesso pareva ancora in salute. Dentro al sacchetto aveva un nido. Lo aveva fatto costruire dal nipote come esercizio a piacere di manualità alla scuola elementare. E il nipote si era così impegnato da aver creato un nido molto funzionale e solido. Avesse potuto, ci si sarebbe trasferito il nonno stesso da quanto dava l'idea di essere accogliente. 

Quel giorno era andato a prendere il nido che aveva comprato al nipote con una mancia consistente. Al ragazzino il nido non serviva più e, dopo aver conquistato un "bravissimo" scritto in rosso dalla maestra poteva dirsi soddisfatto. Era un bambino pragmatico e aveva il senso degli affari. Il nonno dal canto suo si era mostrato interessato a quel nido come a poche cose nella vita e la trattativa non poteva andare meglio di così.

Il signore dal tram era infine sceso con più agilità che alla salita, e un po' di adrenalina cominciava a dargli la carica per compiere la sua missione. Da giovane era stato un tipo piuttosto atletico ed era cresciuto in campagna, prima di trasferirsi nella città inquinata. Conosceva l'arte di arrampicarsi sugli alberi.

Aveva deciso di salire su quello specifico albero da un bel po', e poco importava se di recente era caduto al supermercato bollandosi la guancia. Ce l'avrebbe senz'altro fatta a salire con le sue forze e a raggiungerle il merlo.

E così fu. Il vecchietto riuscì nel suo progetto in tempo per regalare a Natale un nido di carta, rametti e colla al merlo solitario. Dove l'avrebbe poi sistemato e come avrebbe vissuto di lì in avanti non lo sapeva ancora. Ma di certo aveva smesso di gracchiare con tutta la voce che aveva in corpo e i gabbiani si erano potuti riposate sui rami degli alberi che adesso, da lontano, sembravano coperti di un manto di neve di un bianco incantato.

lunedì 21 dicembre 2015

Considerate tutto questo: i miei consigli e auguri letterari e non di Natale!


"Sia dunque chiaro che scartando ogni discussione io accetto il buon principio antico che la balena è un pesce, e a mio sostegno invoco il santo Giona. Fissato questo punto fondamentale, il secondo è vedere per quali motivi la balena differisce dagli altri pesci. Sopra, Linneo vi ha dato quei suoi dati. Si tratta insomma di questo: polmoni e sangue caldo, mentre tutti gli altri pesci polmoni non ne hanno, e il sangue ce l'hanno freddo". (Herman Melville, Moby Dick, Garzanti)

Questa frase del mio romanzo preferito è la più importante, perché insegna a guardare le cose per quelle che sono. Spostate il focus su di voi, le vostre cose: cosa siete, cosa non siete.

"All'inizio Melville lasciò perdere le questioni metafisiche. Il libro doveva essere un'impresa commerciale, né più né meno come le spedizioni baleniere che salpavano da New Bedford, con l'unica differenza che al posto degli armatori c'erano gli editori. 'Il grasso è grasso' disse a un amico, equiparando di fatto il libro che aveva in cantiere a un nuovo Redburn, a suo tempo da lui stesso bollato come 'robaccia che ho scritto solo per comprarmi un po' di tabacco'. Ma tutto ciò sarebbe presto cambiato. Nell'eclettico archivio della sua immaginazione, terrori noti e angosce senza nome acquisirono forza e potenza, come la Balena Bianca avvistata sotto la superficie dell'acqua, 'che veniva su con rapidità prodigiosa e ingrandiva salendo (...) il corpo enorme, in ombra, ancor mezzo confuso nell'azzurro del mare'. Nel corso della stesura fu lo stesso romanzo Moby Dick a diventare leggenda; una storia scritta nel codice della propria tremenda bellezza, una storia che scrutando il passato apriva uno squarcio sul futuro". (Philip Hoare, Leviatano ovvero la balena, Einaudi)

Col rischio di apparire ripetitiva, il mio consiglio di lettura per il Natale 2015 dunque è pressoché identico (con una aggiunta) a quello dello scorso anno.

Perché?

Perché in questo anno ho imparato delle cose che voglio condividere con i fedeli lettori di questo blog. Beh partiamo dall'inizio. Il consiglio è duplice, anzi triplice.

1) Moby Dick. Ho letto questo romanzo nel 2004 quando avevo 24 anni. Un anno dopo essermi laureata in letteratura anglo americana (nonostante il miracolo della lode, i prof non sapevano che recassi l'onta di tale lacuna). Non usavo gran che l'Internet, alcune delle cose più brutte e più belle della mia vita dovevano ancora accadere e avevo in testa un unico desiderio: andare al cuore autentico delle cose. Moby Dick è stata la risposta divina a quel desiderio. Ma poi, come succede in certe fiabe maledette, mi sono scordata di tutto e sono risalita in superficie: dimenticando anche che sotto le tinte più azzurre dell'oceano c'era ad aspettarmi (me come tutti) la Balena Bianca. 

2) Leviatano ovvero la balena. Questo è un saggio su quella che in termini fighetto-letterari-etc.etc. si potrebbe definire un'ossessione. Ma per restare con i piedi per terra ed essere onesta si tratta di una passione, un interesse, una curiosità dell'autore per le balene. L'ho letto l'anno scorso, una decina di anni esatta dopo Moby Dick e ora ne sto rivedendo dei passi. Ci sono storie autobiografiche e non relative a tutti i tipi di balene in tutti i contesti possibili e immaginabili - dall'osservazione delle balene stesse, all'olio di balena, ai narvali e ai beluga, all'archeologia - con foto e illustrazioni molto belle. Oltre che una delle copertine einaudiane che io preferisco in assoluto (nel risvolto di copertina leggo: "illustrazione Jupiterimages/LiquidLibrary/Getty Images").

3) Un film: In the heart of the sea di Ron Howard. Premessa: due dei film più importanti della mia vita sono stati: Pinocchio di Walt Disney, il primo che ho visto al cinema a due anni dove mi sono alzata e messa a correre verso lo schermo al grido di "Pioccio, pioccio" durante la scena della balena. E Jona che visse nella balena, di Roberto Faenza, che è una delle cose che nella mia esistenza mi ha fatto piangere di più, fatta eccezione per i fatti personali. (Scusate il bisticcio di parole!). E insomma. Facendo i conti sono una trentina e fischia di anni che il tema della balena ritorna in maniera costante e ciclica nella mia mente, più ancora nel cuore: è tempo di capirci qualcosa. Il film a me è piaciuto tanto. Va a raccontare le origini della creazione del romanzo di Melville e riconduce lo spettatore agli enormi e faticosi spazi aperti degli oceani. Consente di fare i conti con lo spirito di sopravvivenza, la pietas, la fratellanza, l'apprendimento e l'amore. Bon a me è bastato per uscire dalla sala felice. Per dire: mi sono comprata anche i pop corn, convinta che essi siano ciò che per i romanzi è il caffè.

Perché dunque questi consigli? 

In questo anno che sta per finire ho notato alcune cose. E voglio aiutare chi si sente un pesce fuor d'acqua. Ecco il consiglio vero: immergetevi sempre nel vostro mare. Seguite sempre le vostre "ossessioni" (gli intellettuali si ostineranno a chiamarle così, portate pazienza) che siano letterarie o altro. Nel mare c'è posto anche per voi. Di fronte al terrore e alla bellezza della Balena Bianca, siamo tutti i benvenuti. Per contemplare i capolavori della vita e dell'arte c'è spazio anche per voi. E quando la nonna vi diceva (posto che abbiate avuto una nonna, bontà vostra, o chi per essa, ma voglio sognare un mondo di nonne sagge): "non ascoltare il giudizio degli altri", aveva ragione. C'è il rischio di impazzire completamente, ad ascoltare cosa dicono le persone. Mi contraddico, perché ho appena dato un consiglio, e inoltre riconosco che a me alcuni consigli sono stati più che utili. 

Ma non è stato molto utile ascoltare i giudizi. Qualsiasi cosa intraprendiate, ecco una gragnuola di opinioni che giudicano, spesso male o irragionevolmente, l'operato. Ad ascoltarle, vi si insinueranno nella mente e nel cuore come tarli e resteranno simili a mine in un campo minato, togliendo energie vitali preziose. Immaginate di trovarvi anche voi nella ciurma di Ismaele. Sentite cosa dice Melville del mare in cui naviga il Pequod:

Nessuna misericordia, nessuna legge tranne la sua propria lo controllano. Ansando e sbuffando come un cavallo da guerra impazzito che ha perduto il suo cavaliere, l'oceano senza padrone straripa per il globo. Considerate l'astuzia del mare: come le sue creature più temute vanno scivolando sott'acqua, quasi del tutto invisibili, e nascoste perfidamente sotto le più amabili tinte d'azzurro. Considerate anche lo splendore e la bellezza diabolici di tante delle sue tribù più feroci, come le forme aggraziate ed eleganti di molte specie di squali. Considerate ancora il cannibalismo universale del mare, in cui tutte le creature si predano a vicenda conducendo un'eterna guerra fin dall'inizio del mondo. Considerate tutto questo, e poi volgetevi a questa terra verde, gentile, e tanto docile. Considerateli tutti e due, il mare e la terra, e non scoprite una strana analogia con qualche cosa in voi stessi? Perché come quest'oceano spaventoso circonda la terra verdeggiante, così nell'anima dell'uomo c'è un insulare Tahiti, piena di pace e di gioia, ma circondata da tutti gli orrori di questa semisconosciuta vita. Vi protegga Iddio! Non vi spingete al largo di quell'isola; potreste non tornare più.

Ecco.
Considerato tutto questo. Ecco cosa auguro a voi lettori (e a me stessa): siate:

1) Fedeli. La fedeltà non cieca e sorda, ma quella vera. Alla vostra Tahiti piena di pace e di gioia. Che siete voi, che sono le vostre "ossessioni" (e vabbhe), la vostra integrità. Se siete stra-fortunati, la cosa si può estendere anche ad amicizie, progetti, lavori, aziende, amori. Ma restiamo il più possibile coi piedi per terra. (Certo, dopo tutto questo parlare di mare...).

2) Costanti. La Balena Bianca non si fa vedere subito. E nemmeno il suo occhio pieno di messaggi. Né dopo dieci anni, né si sa quando succederà. Eppure siate costanti nel cercarla. Ovvero svegliatevi con la certezza che tutto questo ha un senso e valore. Che lo hanno le vostre battaglie, come le vostre rese. La vostra operosità, come il riposo.

3) Comodi. Siate a vostro agio. Il più possibile. Se volete essere pronti a commuovervi, a provare compassione e calma e dolcezza e se volete essere di un qualche aiuto, dovete mettervi comodi. Solo quando si è sufficientemente riposati, e comodi, ho notato, si ha la forza eventualmente di difendersi dalle peggio cose. Siate comodi.

No, non vuole essere un discorso alla Steve Jobs... Ahhh chi prendo in giro: certo che vuole esserelo! E spero anche che qualcuno lo ascolti. Volente o nolente sono diventata una persona adulta e i giovani vogliono imparare qualcosa da tutto e da tutti. Mi permetto inoltre questa spocchia solo perché sono cose che io non so ancora fare. Ma so che questo spazio è diventato proprio come un caffè dove ci sono pochi amici amorevoli pronti a leggere cosa ho da dire.

E infine: una realtà molto interessante che ho scoperto a Pavia la settimana scorsa quando ho partecipato a una maratona letteraria dandone ampia documentazione sui social network. Ho ricevuto in dono questa borsetta che c'è nella foto. Fa pi-cri è un progetto "volto a promuovere la conoscenza della fauna estinta e a rischio, con l'obiettivo di sensibilizzare alla tutela degli animali e dell'ambiente". 

Ogni borsa è un pezzo unico realizzato con stoffe e bottoni di recupero e nel cartoncino c'è la descrizione di un animale. Quello sulla mia borsa è proprio un capodoglio. 

"Le principali minacce per il capodoglio sono catture accidentali in reti da pesca, l'ingestione di plastica e le collisioni con le navi".




In conclusione, faccio gli auguri di cuore a tutti quelli che leggono questo blog, che mi hanno ascoltata e accompagnata in tutti questi anni e Natali di molte e molte e molte tazzine, tra alti e bassi, e mi vogliono bene, sappiate che è reciproco. Come ogni Natale, arriva presto anche il racconto, ma per il momento, buone feste!