giovedì 26 marzo 2015

La Sposa giovane di Alessandro Baricco.


C'è da dire che nel corso della stessa giornata in cui imparavo che è bene conservare un po' i ricordi e le parole dentro di sé (vedi ultimo post), anche un'altra istituzione culturale cittadina ha aperto le sue porte a blogger e giornalisti, a partire da un'idea della casa editrice Feltrinelli (che ringrazio per il gentile invito), allo scopo di incontrare Alessandro Baricco in occasione dell'uscita del suo ultimo romanzo.

La Sposa giovane.

Ma prima ancora che da una piccola conferenza stampa, il tardo pomeriggio è stato preceduto da un mini tour guidato nei locali della scuola, con una guida di eccezione, ovvero lo stesso Baricco, che solo per noi ha fatto da Cicerone.


Devo averlo raccontato da qualche parte in questo blog, ma mi tocca proprio ricordare a chi ne fosse interessato che all'età di 14 anni mi successe di assistere a quella che nella mia testa è la prima, ma chissà magari era una delle tante, conferenze di presentazione della nascita della Scuola Holden in un malinconica giornata uggiosa in piazza CLN a Torino. Tra le tante cose che sono andate perse nella memoria, ricordo però questo concetto espresso allora da Baricco sull'insegnamento e sul tennis. 

Disse qualcosa tipo che per essere un tennista glorioso (uso questa parola perché è stata utilizzata durante la conferenza, citando Rebecca West, un'autrice che ci è parso molto amata dall'autore) bisogna imparare tutte le regole ma poi saper tirare anche al contrario o comunque alla fine fare un po' quel che si vuole e che Dio ce la mandi buona. Ma chi sa se ricordo bene? In ogni caso mi impressionò molto. 

Potete capire che fare questa esperienza così privilegiata vent'anni esatti dopo, entrando come si dice nei meandri della sede nuova della scuola, è stato a dir poso curioso per me. E sono convinta che ogni partecipante all'incontro aveva i suoi buoni motivi per notare l'eccezionalità dell'evento, e la sua semplicità al contempo.


Che dire? Visitare una scuola semi-vuota, in generale, ha il suo perché. Dire suggestivo va bene? Sarà poco, troppo? Non so, ma è quel che ho provato. C'era un bel silenzio concentrato. Ho desiderato fortemente che la mia vita potesse essere come quella di uno studente. Scrivere, imparare, stare bene, essere a mio agio in un posto bello. Insomma ho assaporato qualcosa che mi manca ma che ho visto possibile e che quindi esiste e ho sentito un senso di gratitudine alla vita che qualche volta allestisce costruzioni del genere.


In questa sala ad esempio si costruivano le bombe una volta. Invece adesso ci passano centinaia di artisti e persone creative, conferenze, feste, cerimonie e mi pare una buonissima cosa, no? Un esempio di miglioramento della specie.


Questo, cari amici, è il cortile. Là in fondo ci sono alcune aule, tra cui quelle per il cinema e per il teatro. Da qui escono professionisti di diversi ambiti, come saprete, non solo scrittori puri. Qui sotto invece c'è una mappa. Si tratta del percorso, anzi dei percorsi, che gli studenti compiono o possono compiere alla Holden. In alcuni punti è molto divertente, in altri interessante.

Alessandro Baricco, La Sposa giovane, Feltrinelli
 E infine, il libro. Perché non ne ho ancora parlato? Perché l'autore, e l'editore insieme, hanno scelto di non parlarne troppo. Quindi si è creato un gioco per cui le domande che facevamo riguardavano altro, e non il merito del romanzo. In effetti, è stato simpatico. Ad esempio, io ho fatto una clamorosa domanda sbagliata sul teatro che non aveva tantissimo senso ma quando si è nel gioco bisogna giocare. Eravamo un po' tutti al limite del nonsense ma è stata una situazione originale, di questi tempi bui di noia, un raggio di luce. 

Alla fine sono tornata a casa e il romanzo l'ho letto. Pur non essendo una critica letteraria, come sapete credo, ci ho visto tante cose in questa storia. Mi ha ricordato un po' Quel che resta del giorno, di Ishiguro. Un po' le maschere della commedia dell'arte. E un po' di Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo.

Questo libro sta scalando le classifiche, sta scatenando piccole polemiche e invidie, sta facendo il suo percorso e il suo fortunato tragitto. Forte degli insegnamenti del buon Jeff VanderMeer, mi tengo dentro altre considerazioni (e il finale, che mi manca di leggere) a futura memoria. 



lunedì 23 marzo 2015

Annientamento.

Jeff VanderMeer, Annientamento, Einaudi
L'autore via skype (e il suo gatto in primo piano!).
Alcune delle partecipanti all'incontro (me compresa, con gli occhi chiusi alla vostra sx!)

La settimana scorsa la casa editrice Einaudi ha ospitato un gruppo di scrittori, illustratori, blogger e giornalisti per incontrare l'autore di Annientamento, il primo romanzo di una trilogia - La Trilogia dell'Area X - di prossima uscita e tutta tradotta da Cristiana Mennella.

Avrei voluto scrivere un post diverso, per raccontare quel pomeriggio (ovvero un parallelismo tra le partecipanti e le protagoniste principali del romanzo, quattro donne, una psicologa, una biologa, un'antropologa e una topografa) ma il lavoro e l'influenza mi hanno travolta in corsa, quindi non ho avuto il tempo di elaborare tale ardimentoso componimento lettarario-cronachistico, e adesso eccomi qui. 

Inoltre, Jeff VanderMeer stesso, che abbiamo incontrato via skype, a proposito della rete ha detto qualcosa di illuminante e giusto: dopo una sbornia iniziale, sta incominciando lui stesso a "tenersi" più cose dentro e per più tempo possibile, prima di scriverle sui SN. Così riacquistano valore. Quindi il tempo che è passato da quel giorno, seppur frenetico, è servito anche per me a conservare e custodire la bellezza di quell'incontro e a farne un piccolo tesoro.

Mi limiterò a restare con i piedi per terra e a dire che è stata una bella occasione per dialogare con un autore di alto livello letterario e, mi è parso, anche umano.

Brutto classificare i libri solo in generi, questo dunque non è solo un romanzo fantascientifico. Benché io abbia speso la mia domanda a disposizione per chiedere all'autore alcune parole sul rapporto tra scienza e letteratura (per la cronaca, dico che dopo uno scambio di commenti avuti con lui su Facebook nei giorni successivi ho saputo che parlerà proprio di questo tema al MIT). 

In ogni caso, è stato interessante ascoltare le domande (talune anche piuttosto bizzarre a dire il vero) e le sue risposte sempre accurate. 

Il romanzo è breve e fulminante. Si tratta di una misteriosa missione segreta di professioniste inviate da un ente del governo a esplorare l'Area X. Non è la prima missione, le altre (tra cui quella del marito della protagonista, la biologa) sono fallite tutte e ne restano reduci traumatizzati o diari ammassati e di difficile decodificazione.

Le professioniste partono e vedono, conoscono, fanno esperienza di qualcosa che naturalmente non sto a descrivere per evitare spoiler. Qualcosa che è la Natura con modalità però a noi sconosciute. E leggere è un sapere e risapere sempre uguale e sempre diverso dell'uomo, di ciò che fa, che subisce e che infligge. Bello. 

Andare negli abissi della terra, e dei viventi, è la possibilità vera che ha uno scrittore. Uscirne e restituire ciò che ha visto in forma di avventura è il regalo che fa ai lettori. Quando leggo libri così mi sento fortunata. Penso sempre che vorrei essere capace di fare qualcosa di simile prima o poi nella vita. Intanto, leggere storie come questa è già parecchio.

venerdì 13 marzo 2015

Chi manda le onde.

Fabio Genovesi, Chi manda le onde, Mondadori

Venticinque stesure, di cui due a mano. Quattro anni di lavorazione. Una vita schiva (senza troppo bablinare - mi perdonerete il piemontesismo...? - sui social network). Tutto questo, più il talento, ha creato Chi manda le onde di Fabio Genovesi.




Come lo so? Perché ho partecipato a un incontro martedì scorso a Open Milano e ringrazio Anna Da Re per il gradito invito e Giulia Ichino, editor del romanzo, che ha introdotto e moderato la piccola conferenza per blogger e giornalisti web raccolti in circolo magico attorno all'autore. 

Mentre il mondo si interroga su chi diamine sia Elena Ferrante, dunque, mi sembra interessante ricordare che questo romanzo, tra l'altro, è candidato al Premio Strega 2015.

La storia è una storia corale (Luna, Serena, Zot, Luca, Sandro sono solo alcuni dei molti personaggi) e l'autore ci ha spiegato il perché. Perché non ha interesse in ciò che accade a uno solo, narcisisticamente. Il suo interesse risiede piuttosto nell'incontro, nella relazione tra più personaggi. 

Genovesi diceva anche che lui rimane colpito dalla semplicità (che è sempre riconquistata) delle persone che conosce, come anche degli aggettivi. Inutile complicarsi la vita, certe volte una cosa è bella, e basta. 

Ed è stato bello sentire queste e molte altre parole pronunciate dal vivo da un autore che ha dato alle stampe una storia grande. Una storia che risente delle numerose riscritture cui è evidente che ha consacrato l'anima. Lo scavo psicologico è infatti profondo e sottile, impossibile non cascare dentro la fitta trama e gli snodi che ne dettano i passaggi principali. Decidere chi è il protagonista è impossibile, e l'autore questa la considera una vittoria. Ma a occhio e croce io ne ho identificati due. Una è Luna, una ragazzina albina parecchio intelligente, a me ha ricordato lei, ma anche alcuni personaggi salingeriani.

L'altro protagonista è il disarmante Sandro. Un quarantenne calato a pieno nel nostro tempo, un tempo che non ama molto la maturità e l'indipendenza economica e mentale dei "giovani" e ci lascia tutti ad arrancare per spiegare al mondo che lavoro facciamo e come non ci procuriamo da vivere. Eppure Sandro vi sorprenderà per la sua tenacia, e per la sua capacità di rialzarsi dopo le difficoltà, qualche volta davvero estreme. Quindi fa ben sperare che ci sia una speranza per tutti.

Lo stile di scrittura di questo romanzo è moltplice e risuona delle voci di ciascun personaggio. L'autore ci ha anche raccontato come lui non abbia schemi predefiniti né di linguaggio né di struttura ma come si lasci per così dire trasportare dall'onda della storia, per agganciarsi al titolo, che ha molto a che fare con il mare di una Versilia inedita e inaspettata. Basti dire che tra i suoi maestri di scrittura, capaci di gettare in lui semi di narrazione e di racconto, sono proprio gli anziani di Forte dei Marmi.

Lo scrittore è stato generoso nello spiegare "cosa non si sa", che è una delle sue definizioni della scrittura. Dimostrando un impegno notevole, e raro di questi tempi, nel restare "umano", concetrato sul lavoro artigianale e umile della narrativa.





martedì 3 marzo 2015

Ricette per ragazze che vivono da sole.



Oggi sono contenta di raccontare di un'avventura che mi ha coinvolta tanto e a cui tengo particolarmente. 

Proprio adesso, da poche ore, è uscito un libro, un ebook per la bella casa editrice Zandegù che ho scritto insieme a Ilaria Urbinati. 

Si intitola Ricette per ragazze che vivono da sole.

Lavorare a questo libro con Ilaria è stato non solo divertente ma anche davvero importante per me. Ilaria è un'amica, una persona profonda, intelligente e soave, un'artista e un'autrice e illustratrice che stimo molto e da molto tempo. Mi sono sentita a mio agio, come solo si può con gli amici veri, e al tempo stesso privilegiata e questa è una fortuna rara. Spero che queste sensazioni passeranno anche in chi leggerà.


Queste ricette (non proprio di cucina) sono il frutto delle nostre esperienze diverse sul "vivere da sole". Come amiche, ci siamo spesso confrontate sulle difficoltà, ma anche sull'avventura della vita solitaria (che non vuol dire necessariamente da "single" ma di chi vive senza nessuna persona o animale in casa). Ci siamo rese conto che attorno a una ragazza che per diverse ragioni va a vivere per conto suo ruotano ancora mille pregiudizi e altrettanti miti da sfatare. Così abbiamo affondato la biro e la matita in questa materia vasta e a quattro mani ci siamo messe a descrivere (il più possibile auto)ironicamente la vita di Camilla e Rebecca, che non siamo noi ma siamo anche noi. Ci siamo inventate due vite immaginarie, come due griglie dentro cui inserire i nostri ricordi o pensieri sul vivere da sole, e abbiamo scoperto che questa avventura in stile Indiana Jones poteva essere molto più ricca, avvincente e formativa del previsto. 

In questo libro ci sono tecniche, metodi, idee e spunti per cavarsela da sole in casa, ma anche per imparare a mettere il naso fuori e a divertirsi occupandosi di se stesse. Questa è una storia piccola che abbiamo voluto raccontare sussurrandola, senza altri personaggi, volutamente, perché non è un libro "contro" qualcosa o qualcuno (tanto meno gli uomini o la società) ma è un libro a favore delle ragazze che fanno questa scelta coraggiosa e utile, qualche volta necessaria. 

Vuole essere un manuale di costruzioni, insomma. E la cosa che si costruisce alla fin fine è la propria identità! Uei che paroloni, però insomma il concetto è proprio quello.

Se adesso andate sul blog di Ilaria che ha scritto un post meraviglioso per il quale la ringrazio tanto, trovate una anticipazione dei suoi disegni e testi, mentre qui vi rimando a un bel blog dove ci sono piccoli stralci di brani mie. 

Per acquistare l'ebook invece potete farlo qui. Seguiranno aggiornamenti sulle nostre prossime avventure...

sabato 28 febbraio 2015

Il Cerchio di Dave Eggers (e altre riflessioni).

Il Cerchio, Dave Eggers, Mondadori
 
Il rischio di essere una persona di facili entusiasmi è quello poi di essere di facili tristezze e di facili paure. Però devo dire, come mi aspetttavo, che Il Cerchio è un romanzo entusiasmante, triste, bellissimo e che fa paura. 

Da alcuni commenti di amici sapevo che avrebbe potuto creare scompensi relativi all'approccio che ognuno di noi ha con la rete e confermo: è proprio così.

Leggo Dave Eggers dall'inizio, quando in Italia uscì L'opera struggente di un formidabile genio. Ricordo di averlo anche visto lui, in un viaggio, tanti anni fa, al Festival del New Yorker e di averne ricavato una strana impressione. Buona nel complesso. 

Per i pochi che non lo conoscessero, Dave Eggers è colui che ha fondato questa casa editrice-rivista-mondo meravigliosa, che ha fatto storia, alla fine degli anni Novanta, se guardate il link trovate tutti i progetti collaterali, tra cui la scuola di scrittura per bambini e ragazzi 826 Valencia.

E per dare giusto tre righe di note biografiche e gossip, Eggers è nato a Boston nel 1970, ha raccontato la sua vicenda autobiografica nel suo primo romanzo (2000) e ora è sposato con la bella Vendela Vida, leggete qua per saperne di più.

Messe da parte tutte queste premesse, immaginavo che Il Cerchio, suggestionabile come sono, mi avrebbe terrorizzata e disgustata a proposito dell'uso della rete e delle tecnologie che oggi facciamo massicciamente in molti. Il Cerchio è infatti un'azienda ultra potente, i cui dipendenti, assai numerosi, guadagnano cifre elevate, godono di tutti i comfort e alla fin fine ruotano in cerchio come criceti: le "cerchie" a me richiamano Google+, ad esempio. Senza contare che Facebook, Twitter etc. finiscono per assomigliarci parecchio.

La storia è quella della giovane Mae, all'inizio timida ma desiderosa di lavorare e impegnarsi e guadagnare, alla fine simbolo dell'azienda, della condivisione totale all'insegna del motto:

"i segreti sono bugie".

Ho letto questo libro senza filtri, assecondando la cara vecchia "identificazione" con il personaggio, che per me è scattata subito, dalle prime righe. Mi sono sentita Mae alle prese con i miei limiti, i bisogni e la timidezza. Ho sentito quel disagio di farcela, di dimostrare chissà che cosa, quella fascinazione del dire sempre tutto, raccontare per forza, mostrare le proprie cose, le proprie immagini, la propria vita, "il dovere" spasmodico di farlo. Ho provato vergogna, risentimento e pentimento. Ho sentito la nostalgia del silenzio, e della solitudine. Del segreto e del mistero della semplice esistenza di ognuno di noi. Mi sono ricordata che il mio valore non dipende dallo sguardo, dal giudizio, dal denaro, dalle opinioni degli altri. Il mio valore è indipendente da tutto questo.

Ma, considerato ciò, in seguito ho realizzato che non aveva senso sottrarsi alla riflessione, cercando altri libri che avevo sugli scaffali per compensare questo scompenso. Qualcosa non in contrapposizione, ma di complementare a questo romanzo, e in effetti ho trovato una risposta alla mia domanda di rassicurazione. Quella di Eggers è una distopia allarmante eppure utile, che porto nel cuore, come le migliori storie lette in questi anni. Ma bisogna pur vivere.

Quindi ho trovato questo: Facciamoci avanti, di Sheryl Sandberg, direttore operativo di Facebook. Un saggio che invita e sprona le donne a "farsi avanti" sul lavoro, con esempi, dati e rivelazioni.

"Ancora oggi conto le ore in cui sono lontana dai miei figli e mi dispiace perdere una cena o una notte con loro. Dovevo proprio fare quel viaggio? Questa riunione era di vitale importanza per Facebook? Questo incontro era assolutamente necessario?"

Dalla narrativa alla realtà.

Al di là di tutte le dietrologie, tutte le ansie e le preoccupazioni, questo altro libro mi ha riportata con i piedi per terra, in una sintesi abbastanza rasserenante del panorama. Eggers mi ha fatto vedere cosa può accadere, in forma d'arte. Il saggio sulle donne e il lavoro mi ha spronata a ricordare il mondo vero: osservarlo attraverso uno sguardo privilegiato, quello di una donna ai vertici di una delle società più ricche e influenti del mondo, ma che dà proprio per questo una visione altra rispetto alla mia, piccola e parziale, credo affine a quella di molte donne: un saggio che aiuta a smuovere quel senso di impotenza che a volte rischia di paralizzarci, non per diventare come l'autrice, è impossibile e forse non poi così desiderabile, ma per cambiare prospettiva in un'epoca storica, e in un Paese, dove il primo istinto svegliandosi e leggendo i giornali è quello di lamentarsi o, nella migliore delle ipotesi, di fuggire a gambe levate.

In conclusione, da questi due libri ho capito che se voglio staccare la spina e respirare, in definitiva, basta un click e nessuno me lo vieta. 

E sì, è proprio così facile come sembra!

Ringrazio l'editore per avermi donato entrambi i volumi.










































giovedì 22 gennaio 2015

Le Meraviglie del Salone del libro e altre novità.


 Ieri mattina sono stata al Sermig di Torino per la conferenza stampa di presentazione del Salone del Libro: un'abitudine che ho ormai preso da qualche anno, se cercate il tag "salone del libro" qui sul blog trovate le cronache degli altri anni, sia delle conferenze che delle giornate vere e proprie della Fiera.

Il Sermig è uno spazio adeguato alla concentrazione. Per saperne di più, ecco il link.


 Quanto alla conferenza: c'è quell'atmosfera istituzionale e ufficiale che concilia con, sì ancora lei: la concentrazione. La concentrazione è la mia parola del 2015. Talvolta sfugge e ci tocca vivere alla rinfusa, invece fare appello a questa componente fondamentale dello stare al mondo credo sia una priorità. Ascoltare, capire, prendere nota.


 Il tema di questa 28° edizione sarà: Le Meraviglie d'Italia. Interessante e giusto guardare la bellezza che ci circonda e ragionarci su. Paese ospite d'onore la Germania, nell'anno tra l'altro del gemellaggio Torino-Berlino e in collaborazione con la Buchmesse di Francoforte (dove prima o poi mi piacerebbe andare). Regione ospite, il Lazio. E infatti a intervenie ieri c'era anche Lidia Ravera, un pezzo di storia della letteratura italiana, in qualità di Assessore alla Cultura proprio di quella regione. Non mancherà Nati per Leggere che è un premio nazionale per libri per l'infanzia, sempre tra i miei progetti preferiti al Salone. E ricorre anche il 10° anniversario del Concorso Lingua Madre, con cui ho collaborato con questo scritto qui, e facendo la madrina a una premiazioni per tesi di Laurea sul premio stesso. Ho insomma con loro un legame anche affettivo.


Concludo questo post con una piccola comunicazione di servizio, che mi rende contenta e curiosa. Da oggi collaboro con la casa editrice Instar Libri e Blu Edizioni, con alcune mansioni che prevedono, tra le altre cose, la cura dei profili social. Quello scorso è dunque l'ultimo post relativo a libri di questi editori che sono stati altre volte ospiti graditi su questo blog. Ma naturalmente è nelle cose che io apprezzi questi marchi e che mi senta affine a loro per diverse ragioni.

martedì 6 gennaio 2015

Libri nella calza della Befana!

Sebastian Barry, A long long way, Instar Libri
 L'Epifania, lo dice il nome, porta ogni anno con sé nuove apparizioni, piccole illuminazioni che arrivano dopo dodici giorni esatti dalle dolcezze natalizie e festanti. Non so per voi, ma per me è sempre un po' il tempo freddo (in senso buono) della raccolta delle idee e delle energie. Qualche anno con più fatica, qualche anno più volentieri, la sostanza non cambia, in effetti. 

Ma bando alle ciance, ecco i due libri che metto per voi nella mia calza della Befana. A long long way è l'espressione che dà il titolo a questo romanzo del dublinese Sebastian Barry, ed è anche il verso di una canzone tradizionale irlandese. Barry è un contemporaneo, classe 1955, che in questo romanzo, eletto dalla città di Dublino "libro dell'anno" nel 2007 e finalista al Booker Price nel 2005, racconta una storia ambientata nella prima guerra mondiale.

Una parentesi. La guerra: mi è capitato qualche giorno fa di vedere al cinema l'ultimo film di Clint Eastwood, America Sniper. E ho ritrovato molte analogie tra il lungometraggio e questo romanzo. Guerre diverse, stili diversissimi, mondi opposti, eppure qualcosa che accomuna i due protagonisti di queste due vicende. Due ragazzi (il protagonista del romanzo, Willie Dunne, ha appena diciassette quando la guerra entra nella sua vita e il Navy Seal Chris Kyle del film è molto giovane e muore a soli 39 anni) che, per diversificate ragioni - famiglia, epoca storica, circostanze casuali - si ritrovano a fare i conti in prima persona con le atrocità dei conflitti e con i limiti fisici e morali della condizione umana.

Willie è un personaggio molto ben caratterizzato. Ha un "difetto" fisico: è piccolo di statura e questo fatto lo condiziona di per sé nelle scelte, ma al tempo stesso lo connota, lo rende unico e gli dà valore. La guerra infine travolge tutto, amore, senso di se stessi, la terra su cui si vive, e da essa (questo diventa chiaro anche nel film) non si torna mai indietro. 

Di guerra sarà capitato a molti di voi di leggere e vedere opere artistiche in grandi quantità, ma non è mai abbastanza. Questo è un tema su cui è sempre bene tenere gli occhi aperti. E cominciare l'anno con una storia forte, di formazione, struggente e diversa da molte altre per stile di scrittura, ambientazione e sentire profondo del protagonista può essere corroborante, e senz'altro formativo.

Davide Longo, Le nozze di Cana, Effatà Editrice
Questo piccolo libro (solo per dimensioni e formato) fa parte invece di una speciale collana che ho cominciato da qualche tempo a conoscere, Scrittori di scrittura, di Effatà Editrice. Si tratta di rivisitazioni di brani biblici da parte di autori contemporanei. Trovo che sia un'operazione interessante e una scoperta utile. Il formato così agile aiuta a non scoraggiarsi, perché spesso le opere corpose, in tempi di fast-reading legato alla rete, possono spaventare. Qui invece il lettore che (crede) di non avere tempo per approfondire può trovarsi completamente a suo agio e rimanere però in un certo senso "fregato" (sempre in senso buono): sì, perché da queste poche pagine scaturiscono mondi profondi e ricchi di valore. 

Davide Longo ha scelto un taglio giocoso, rendendo questo noto episodio biblico una lettura per ragazzi. Avevo visto la presentazione tempo fa al Circolo dei Lettori e devo dire che i bambini presenti in sala si divertivano parecchio, almeno quanto gli adulti. 

A precedere il testo c'è comunque la nota di un biblista, Giancarlo Gola s.j., quindi anche le parti più tecniche vengono coperte da questa spiegazione. Ma non finiscono qui le spiegazioni. Questo testo è costellato di "note anacolute". Cosa sono? Sono quelle note che riescono a spiegare le cose "due volte no e una sì"! 

Ecco, io lo trovo molto rassicurante, di non poter capire proprio tutto-tutto della vita, no?

Dunque dunque, queste sono le mie due proposte epifaniche del 2015. Che siano di buon auspicio per un anno di profonde riflessioni, ma anche di nuovi sguardi sulle cose e, sì sempre lei, spensierata leggerezza.

Buone letture a tutti.


(Entrambi i libri mi sono stati donati dagli editori che ringrazio).

mercoledì 31 dicembre 2014

Due letture per il 2015.



Due consigli di lettura al 31/12 per iniziare l'anno nuovo tra le pagine dei libri. Premesse: Funny Girl di Nick Horby mi è stato regalato dall'editore Guanda, che ringrazio. Mentre Osnangeles di Francesco Mandelli, l'ho comprato io.

Inoltre: il primo l'ho quasi finito, il secondo appena cominciato. In una sorta di vasi comunicanti letterari alla ricerca del perfetto equilibrio - in fatto di pagine lette - che mi permette di consigliarli entrambi per lo meno per quanto ho letto io e fino a qui.

Il primo è una storia di quelle in cui ti ritrovi dentro a tifare per questo strano personaggio di nome Sophie Straw, attrice inglese degli anni Sessanta dotata di fisico prorompente ma dalla mente ancor più promettente, perché intenzionata ad andare oltre i limiti, seppur fortunati, del suo corpo da diva e diventare un'attrice comica. 

Seguire le sue vicende è insieme rilassante e uno spasso puro. Questo è un romanzo che parla di cose comiche senza far per forza spanciare dalle risate, ma semplicemente portando il lettore dentro un'atmosfera specifica, esplorando stati d'animo, debolezze e virtù umane e costruendo un mondo nuovo nel mondo reale, con l'ironia che da sempre contraddistingue i romanzi di Hornby. Una lettura che personalmente ho scelto dal momento che questo tema - la comicità e le professioni a lei legate - mi interessa molto. Ho trovato, diciamo così, pane per i miei denti.

L'altro romanzo, Osnangeles, lo consiglio - anche qui - per ragioni private: ovvero un mio interesse specifico per i comici, il loro lavoro, e, in questo caso, i libri che scrivono. Ho talmente tanto materiale da leggere e vedere che non so proprio da dove cominciare. Ma questo libro di Francesco Mandelli è capitato sotto i miei occhi e ha scelto lui di farsi leggere, come spesso capita con i romanzi. 

Mandelli è un attore famoso, da MTV al cinema, con I soliti idioti, ma non solo, è una figura rilevante nel panorama della comicità contemporanea. A me incuriosisce come professionista e ne seguo le vicende da un po', perché, come spesso ho raccontato su questo blog, sto in questo periodo studiando la complessità di questi strani esseri che di mestiere fanno ridere la gente, e Mandelli è una figura emblematica al riguardo. Per inciso: ho già capito che ci metterò tutta la vita a comprendere questo mondo, che è molto più vasto di quel che sembra.

In tutto questo, tra le due storie ci sono anche delle analogie.

"Sono andato a Londra qualche anno fa, in cerca di qualcosa che non trovavo qui. Sono andato lì per fare esperienza. Mi serviva esperienza. Avevo speranze per qualcosa? Probabilmente sì".

Questo l'incipit di Osnangeles (che ho apprezzato già per il gioco di parole del titolo, che allude alla cittadina brianzola di Osnago in combo con la forse più nota Los Angeles...). Caso vuole che anche Sophie di Funny Girl si trasferisca a Londra in cerca di fortuna, come la prima voce narrante (ce ne saranno altre) della storia di Mandelli. E via così.

La fortuna, i viaggi, la ricerca di qualcosa, la leggerezza, il ridere.

Mi sembrano buoni propositi o auspici universali per l'anno che verrà!

(Gli anni scorsi, scrivevo qui sul blog i miei buoni propositi personali mentre questa volta, quelli più articolati e intimi ho cominciato a scriverli in un quaderno privato, visibile solo a me. Questa è una considerazione a latere: mi pare sia preferibile conservare e creare nuovi spazi di privacy dopo la sbornia internettiana: la rete è meravigliosa, come definisce lo stesso Facebook il nostro anno passato in sua compagnia, ma è un posto in continua evoluzione, come la terra stessa, e mi pare il momento di considerare nuovi o antichi valori, come il silenzio, il segreto, il mistero delle cose che non si possono raccontare perché sono solo nostre, abbinati però alle avveniristiche possibilità che offre il mezzo. E insomma, adesso che ho detto la mia):

Auguri a tutti - di vero cuore - e buone letture.