mercoledì 15 ottobre 2014

Impressioni di Tre Quarti!


Marco Porcu, il libraio della Libreria Clu. Molto bella e fornitissima.

Non è un Paese per giovani donne intelligenti, e poi invece c'e l'eccezione. Mi riferisco alla giovane e intelligente Gloria Ghioni (vicino a Sara Bauducco e me nella foto qua su) che per il secondo anno di seguito è riuscita, insieme a Costantino Leanti, a organizzare un festival letterario nuovo, e con un'energia fuori dal comune. O meglio, dentro al Comune di Pavia, ma fuori da schemi prestabiliti, alla faccia di chi continua a ripetere che non si muove mai nulla e che non ci sono le idee.

Ero presente in veste di pèresentatrice-lettrice, ma anche un po' come scrittrice. E questo mi ha emozionata (nella seconda fina a sx c'è anche il mio romanzo).
 In tanti si sono già complimentati con Gloria, che dimostra da anni di avere una competenza eccezionale in ambito editoriale, dal momento che, tra le altre cose, ha fondato, con Laura Ingallinella, uno dei blog letterari più famosi, influenti e seri d'Italia. Ovvero Critica Letteraria (dove oggi, bontà loro, ci sono anche io con un'intervista a Giovanni Montanaro e una recensione al suo Tommaso sa le stelle), quindi non saprei proprio cosa aggiungere. Bando allora alle smancerie, e passiamo ai fatti. Mettendo in piedi un piccolo e agguerrito festival come Tre Quarti di Weekend (tre quarti d'ora di presentazioni, sguardo di tre quarti sugli scrittori e musica suonata in 3/4) Gloria ha in effetti dimostrato che si possono radunare da più parti d'Italia alcuni tra i più giovani e promettenti autori contemporanei e metterli letteralmente tutti attorno a un tavolo per dialogare con i lettori. Dialogare davvero e approfondire, di persona, fuori e dentro la rete (con l'hashtag #TreQuarti14 c'è stato un massiccio live tiwitting) tematiche importanti su temi letterari ma anche di attualità. 

Sara Bauducco in dialogo con Sergio Garufi (questa presentazione è stata particolarmente profonda e interessante).

Debora Lambruschini con Sara Rattaro. Anche questa mi ha molto colpita, e commossa.

Gloria Ghioni con Valentina D'Urbano. Anche questo incontro meritava davvero di esserci. Insomma, si è capito, sono state tutte esperienze di valore.

La setta dei twittatori estinti. Sullo sfondo: Gli Indifferenti di Moravia.


Cheese. L'unico uomo, con gli occhi chiusi, di questa foto è lo scrittore Alessandro De Roma. Con Sara Bauducco, Debora Lambruschini, Claudia Consoli, Annarita Briganti, Anna Da Re, Laura Ingallinella.
Quello che vorrei provare a trasmettere ora è questo: le copertine, i piccoli caratteri di qualche account sparso per la rete lì è come se si fossero aperti e avessero sprigionato vita ed esperienza. Non mi sto lasciando andare alla retorica del "quanto è bello vivere davvero e quanto è insulsa e vana la rete". Al contrario, mi sono accorta di quanto sia stato decisivo l'incontro rinnovato con persone conosciute in rete e poi ritrovate lì a parlare e comunicare. Perché dove lievita il nutrimento culturale del nostro Paese? Nei salotti letterari soliti e consolidati, certo. Ma anche nelle nuove realtà. 

Durante le giornate di un festival che prima non c'era. 

E che cos'è un festival se non l'incontro tra persone che si occupano della stessa cosa e ne parlano, e coltivano questo interesse comune? In questo caso di romanzi. Che poi i romanzi... 

Ascoltare e dialogare tra  scrittori e lettori spesso è qualcosa che va molto oltre il libro, si tratta di contribuire al sapere, alla bellezza e alla vita. A me, personalmente, poi tutto questo è utile anche a molto altro. Ad esempio a vincere la timidezza che si nasconde sempre e ancora dietro la finta disinvoltura, ed è una sfida quotidiana, ma questa è un'altra storia. Più in generale, tutto ciò è utile a costruire un sentire comune, sppure nelle differenze. In una parola, a respirare (ed espirare) un po' di Spirito del Tempo. Mica male, se si pensa a quante cose si possono ancora immaginare. E, per tornare a Gloria, considerata anche la sua giovane età c'è da augurarsi che le edizioni di questo festival siano ancora numerose e prolifiche.

Ho omesso di dire che a Pavia si mangia bene!

Questo muro mi parlava.


Malinconico autunno.

Vicino al Collegio in cui abbiamo alloggiato. La prima foto che ho scattato.


Magritte.

giovedì 9 ottobre 2014

Sapere le stelle, di #TreQuarti14.




Sabato alle 18.30 sarò a Pavia, a questo bel festival, per presentare il romanzo Tommaso sa le stelle di Giovanni Montanaro.  Per saperne di più sul libro, l'autore ed eventualmente anche le mie opinioni, consiglio di tenere d'occhio Critica Letteraria nei prossimi giorni... Invece per una cronaca live del festival, si può seguire l'hashtag #TreQuarti14. Dico che merita seguire questo festival per la qualità dell'organizzazione e degli autori. Quanto a me, sono contenta di poter essere presente e partecipare a questa bellissima avventura con amici e libri! Qui sotto, alcuni estratti del libro, che consiglio perché tocca corde profonde e affronta tematiche attuali, importanti e universali. Dalle migrazioni, alla solitaria mente di un uomo speciale, all'amicizia e, ovviamente, molto altro ancora.
 
Pietro guarda in alto. Le nubi si sono prese il cielo,
schiacciano le stelle. Pietro non sa le stelle. 
Nina sapeva tutti i nomi, li diceva uno dopo l’altro; 
pianeti, satelliti, costellazioni,
nebulose, galassie. “Ecco Rigel! Ecco Orione!” esclamava,
e Pietro ogni volta ci cadeva, si voltava per vedere se
arrivava qualcuno. 
 
 
Pietro sta immobile, il cuore batte.
La bestia è lì.
C’è qualcosa nella stanza di Fellini.
Lì si è nascosto il mostro Succhia-Vetro, 
l’Infanga-Asciugamani, il Mangia-Carote. 
Ma questa storia finirà; 
non c’è
posto per entrambi, nell’ex Tessile Cremonini.
Spalanca: “A noi due!”.
Vede muoversi qualcosa, nella penombra della luna 
 
Dopo un po’ si sveglia perché sente 
la testa pulsare come un tamburo dell’Aida 
 
Il fiume dice sempre che
tutto va avanti, che tutto, alla fine, 
va dove deve andare, non si può mica invertire 
la corrente.


Le cose che accadono mica si può deciderle. 
Accadono, e basta.
Il ragazzino si fida.
Sì, ha avuto l’impressione giusta. 
Quell’uomo non è malvagio.
Ce n’è tanti, di malvagi, ma lui non lo è.


Il ragazzino dovrà accontentarsi
di un paio dei suoi pantaloncini,
tenuti su con uno spago, e di una maglietta xl 
con scritto I love Tosca. 
  
Giovanni Montanaro, Tommaso sa le stelle, Feltrinelli





Guardo le stelle di tre quarti!

sabato 4 ottobre 2014

Giveaway, giveaway! Regalo un libro.


Il riflesso sul mare si forma quando il sole s'abbassa: dall'orizzonte una macchia abbagliante si spinge fino alla costa, fatta di tanti luccichii che ondeggiano; tra luccichio e luccichio, l'azzurro opaco del mare incupisce la sua rete. Le barche bianche controluce si fanno nere, perdono consistenza ed estensione, come consumate da quella picchiettatura risplendente. E' l'ora in cui il signor Palomar, uomo tardivo, fa la sua nuotata serale. Entra in acqua, si stacca dalla riva, e il riflesso del sole diventa una spada scintillante nell'acqua che dall'orizzonte s'allunga fino a lui. Il signor Palomar nuota nella spada o per meglio dire la spada resta sempre davanti a lui, a ogni sua bracciata si ritrae, e non si lascia mai raggiungere.


Da un sacco di tempo non lo facevo. Un cosiddetto giveaway. Per chi si fosse sintonizzato soltanto adesso nel mondo del blogging, dico che un giveaway è un gesto pazzo in cui il o la blogger in questione decide di regalare qualcosa a un fortunato vincitore. (Non so nemmeno se va ancora di moda... forse no!). Solitamente comunque si chiede di scrivere un commento, qualche volta si propone un piccolo concorso. Ed è quello che vorrei fare io, con la vostra partecipazione.

Tra i cambiamenti che immaginavo per questo blog, infatti, c'è anche un nonsoché di ritorno alle origini. A quando, con semplicità, si giocava con i lettori, senza altro scopo se non quello di divertirsi e di diffondere le cose che piacciono. 

Dato anche il titolo del mio neonato tumblr, ovvero Piacerebbe a Calvino, ammetto di essere una lettrice di Calvino. E in particolare di Palomar, di cui guarda caso ho una copia in più. Questa cosa mi ricorda mia nonna che, quando cucinava, cioè sempre, si ritrovava poi a tavola con almeno tre/quattro forchette, come a significare che "a chi più ha, verrà dato", ovvero piove sempre sul bagnato e così via. Insomma, mi capita tra le mani questa copia in più di Palomar, di Italo Calvino. Ci tengo a specificare: copie comprate da me, non regalate dall'editore.

E quindi, per celebrare la riapertura di questo blog, che di fatto non ha mai chiuso ma che ha rallentato un po' i suoi ritmi, aggiustando il tiro, ecco un giveaway vecchio stile. 

A chi parteciperà, chiedo di scrivere qualche riga, anche solo due o tre. Improvvisandosi novelli Palomar (per chi non l'avesse letto: Palomar è un tizio che osserva il mondo e i suoi dettagli, da un negozio di formaggi, al seno di una donna, al luccichio della luce sul mare, da un'onda sul bagnasciuga alle stelle nel cielo, tutto cattura la sua attenzione), raccontate qualcosa. 

Qualsiasi piccola o grande cosa che abbia colpito la vostra immaginazione di recente. Può essere un gatto randagio, come l'ultima dichiarazione di Renzi o lo sguardo inquietante del vostro introverso vicino di casa, tutto va bene, purché detto in poche parole. Potete scriverle qui sotto nei commenti, sulla pagina facebook di questo blog: qui, oppure a questa mail: tazzinadi@gmail.com. 

Tutto questo perché? Per nessuna ragione al mondo! 

Per il gusto di distrarci dalle fatiche quotidiane, per sopportare lo sfacelo come i suonatori dei Titanic, per restare uniti nelle intemperie etc. etc.

C'è tempo fino al 3 di novembre! Il miglior (a mio modesto parere) "luccichio" in stile Palomar riceverà a casa la copia che vedete in fotografia!



martedì 30 settembre 2014

Classici e contemporanei italiani, con vino buono!

Comincia una nuova avventura...

"Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria..."

Questa estate ho bevuto letto e lavorato moltissimo! E tra i risultati c'è un nuovo progetto che è nato grazie a un'idea di ALMA TV. 

ALMA TV è la web tv di ALMA edizioni, una casa editrice che da anni diffonde e insegna la cultura e la lingua italiana all'estero, in poche parole, amici: siamo in mondovisione!

Oltre agli esercizi di lingua, potete allora gustarvi parecchie rubriche divertenti (e utili), tra le mie preferite, senz'altro la mitica serie di video-lezioni Grammatica caffè.

E insomma dicevo di aver bevuto molto, perché, insieme al prode e saggio regista Gino Dell'Aera, ho preparato per ALMA TV una serie di video sulla letteratura italiana. Alternando un grande classico a un autore contemporaneo: potete vedere da oggi i miei consigli letterari. 

La curiosità è che a ogni libro ho associato un calice di buon vino italiano, per celebrare la nostra cultura insieme agli stranieri (e non) che spero usufruiranno anche di questi video per conoscerci meglio.

Qui la prima puntata, sul Barone rampante di Italo Calvino.
Un grazie grandissimo a Marco Dominici che mi ha permesso di far parte di questa bella avventura!

E a chi passa di qua: buona visione!



sabato 27 settembre 2014

Perché mi piace Murakami?

Murakami Haruki, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, Einaudi


Per molte ragioni, ma soprattutto perché non svende emozioni a buon mercato.

Ed è disarmante, quando non è onirico, in certe frasi piene di naivete. E di esattezza.

E perché è giapponese, naturalmente: e mi ricorda un mio maestro di arti marziali (ki aikido) all'ombra (alla luce) del quale sono cresciuta fin da bambina per molti anni e che durante le sue lezioni e il suo modo di essere insegnava tutto, come se fosse il despositario della verità. Eppure, contemporaneamente, non ti insegnava un bel niente e ti lasciava lì, nel vuoto, con un palmo di naso, incantata ma arrabbiata: come mai non mi ha rivelato tutto? O almeno qualcosa? E dove se ne va, adesso?

Tzè! Giapponesi!

Ma parliamo di Tsukuru, Tazaki, il trentenne protagonista di questo ennesimo capolavoro di Murakami Haruki. Uscito in Italia nel 2014, questo romanzo è un piccolo scrigno di malinconia e dolore, ma anche di corroborante risveglio: come una perla o un pozzo delle meraviglie dove ci si può dissetare oppure anche solo restarsene lì a contemplare le luci (e le ombre) che si compongono sul suo riflesso.

Insomma, si sarà capito, andiamo nel sublime.

Tazaki Tsukuru è un giovane ingnegnere che progetta stazioni.

La mia testa è fatta per costruire cose concrete, come dice anche il mio nome. Ho una mente piuttosto semplice: tendono a sfuggirmi le complicazioni del cuore umano. In realtà mi sembra di non capire nemmeno come funzioni il mio. Quindi in queste cose spesso mi sbaglio. E allora di solito mi sforzo di non complicare ulterioremente le situazioni.

 Introverso, apparentemente solitario, semplice ma non tanto quanto lui stesso crede di essere, Tsukuru porta una ferita profonda nel cuore e in quell'ingannevole scatola chiusa che chiamiamo memoria. Al punto che, per un lungo periodo della propria vita, addirittura non aveva desiderato far altro che morire. Ma cosa gli è successo? Qual è la sua ferita. La sua è una ferita plurale, legata a un piccolo gruppo di amici, quattro, gli amici del liceo, i cui nomi, forse per un curioso caso, avevano tutti quanti il significato di uno specifico colore. Tranne il suo.

E forse non è stato un caso che proprio lui venisse a un certo punto, senza ragione, estromesso dall'affiatato circolo di inseparabili. Di colpo, lo escludono, se ne allontanano, non lo vogliono più. Misteri che possono capitare. Ed ecco che lui si ritrova solo, e conduce questa solitudine, tra stazioni ferroviarie e una Tokyo rarefatta, per anni. Una musica silenziosa, quella di questo racconto.

La vita è come uno spartito complesso, pensò Tsukuru. Piena di semicrome e biscrome, di segni strani, di annotazioni dal significato oscuro. Decifrarla è un'impresa ardua, e anche saperla trasformare nella musica più bella, non è detto che poi la gente capisca e l'apprezzi nel suo giusto valore. Non è detto che ne riceva felicità. Perché gli esseri umani devono complicarsi la vita fino a questo punto?

Ma come spesso accade, a un certo punto arriva qualcosa, o qualcuno capace di sciogliere i nodi. Qualche volta è l'amore, con la sua capacità unica di decodificare i messaggi vaghi dell'amato, a restituirci qualcosa che sembrava perduto, a cambiare, o nel migliore dei casi ad avvicinare alla (propria) verità.

In questo caso l'amore si chiama Sara, ed è la donna che darà a Tsukuru la spinta a indagare su di sé e su quel misterioso passato. Ed è così che comincia un viaggio di ritorno alle origini e al tempo stesso di esplorazione di un presente allargato, in cui i personaggi tornano in vita e svelano parti dell'enigma. Come in molti romanzi di Murakami, non mancano le stranezze, frutti bizzarri della fantasia e situazioni ai limiti del micidiale, dell'assurdo. 

Ma infine: come non affezionarsi a questo adorabile tizio? 

Andava a vedere le stazioni, come gli altri vanno ai concerti o al cinema, a ballare, allo stadio, o a guardare le vetrine. Quando aveva tempo e non sapeva che fare, o quando aveva qualche pensiero che lo preoccupava, i suoi passi lo portavano quasi automaticamente a una stazione. Al binario, seduto su una panchina, beveva un caffè comprato al chiosco e controllava su un orario in formato ridotto (che teneva nella cartella) l'ora di partenza dei treni: non faceva nient'altro. Poteva passare giornate intere in quel modo.

Insomma, non è che avesse qualcosa che non andava, Tsukuru. Aveva il suo ritmo. Un ritmo che per primo ha dovuto, perché così è la vita, o almeno questa storia, spezzare lo spartito collettivo della micro comunità. Perché prima o poi si cresce, a quanto dicono. E lui è il tipico personaggio di Murakami pensieroso ma al tempo stesso bisognoso di contatti umani. Complicato e lineare insieme, proprio come una stazione ferroviaria. Incolore perché capace forse di riflettere quello degli altri? 

(In questo senso, molto curioso è il personaggio di Midorikawa, un amico di Tsukuru coinvolto in una sorta di incantesimo relativo proprio ai colori e alla luce che emanano le persone... suggestivo). 

Che balsamo, e che sollievo immergersi in queste atmosfere. Questo è l'unico scrittore dell'inquietudine che come lettrice non temo, e che anzi accolgo sempre con uno stato d'animo simile alla felicità.

Ora ad esempio vorrei starmene lì, nel mezzo del nulla, nel mezzo del mistero, a sorseggiare caffè con Tsukuru e ad ascoltare la sua storia, mentre i passanti assonnati salgono sui treni, noi restare invece lì, a guardare tutto passare, in una nuvola di silenzio, di meditazioni, di armonia. 

(Per leggere tutti gli altri miei post su Murakami: cercare il tag, ne appariranno alcuni altri ;). Questo qui sotto è il booktrailer)



mercoledì 24 settembre 2014

Lunedì a Pordenonelegge!

Oh sì, questa foto è di lunedì. Sembra un'eternità, ma era l'altro ieri. A Pordenonelegge.
 Su Piacerebbe a Calvino, il mio tumblr ho messo qualche impressione dell'ultimo giorno, ma qui voglio dire qualcosa di più, che è questo. Un ringraziamento sincero alla organizzazione di Pordenonelegge per l'ospitalità in queste giornate di festival. Mettere in questo modo i blogger in condizioni ottimali per svolgere la propria attività è un gesto sapiente, e molto apprezzato. 

Ho fatto del mio meglio, specialmente su twitter, per coprire la comunicazione live dell'evento. Ed è stata una ventata di aria fresca per me. Avevo proprio voglia di un'esperienza simile, e se sono stata anche utile nel raccontarla, l'affare è fatto!

Partecipare a un festival così fresco (settembrino) ed entusiasta, così attento ai temi e agli autori, capace di valorizzare molto pubblici diversi, è stato un bel modo per cominciare l'anno.

Cominciarlo con desiderio e qualcosa di nuovo da ricordare, davvero una bella congiuntura. Vedere i ragazzi all'opera, con le ali stampate sulla maglietta, e conoscere una città così operosa e bella, mi ha fatto venire voglia di vivere. Lunedì è stato un giorno da turiste, con la mia amica Sara. Tra i momenti indimenticabili, la visita al Duomo di San Marco. E la mostra per il centenario di Spoon River alla Biblioteca Civica. Oltre che apprezzare la buona tavola friulana. 












For You!



Ristorante al Cenacolo.



Biblioteca Civica. (Con una baretto delizioso dentro e scaffale con libri IN OMAGGIO degli anni '30 e '40: io mi sono presa un Diario di campagna di una signora inglese che mi darà molte soddisfazioni!)

Copia da cui spunta una macchiolina tonda di caffè! Delizia.

Posti vuoti da riempire il prossimo anno! #pnlegge2015

martedì 23 settembre 2014

Pordenonelegge, domenica, domenica!

Foto scattata in verità di lunedì, ma si sa che i blogger son creativi ;)


La giornata di domenica a Pordenonelegge comincia con una scoperta. Sono curiosa di tutto ciò che collega il territorio (cibo, bevande, animali etc.) e la narrazione. E così ho ascoltato un pezzetto finale dell'incontro con Marzia Verona. Una blogger di... pascoli. Non Giovanni, proprio i pascoli delle pecore e le mucche. Vi dico che è bellissimo, si chiama Storie di pascolo vagante.

Perché c'è un ritorno delle nuove generazioni alla cura del territorio, alla terra. Per necessità ma anche per vocazione e scelta. Ricordo che la cronaca di tutti questi incontri, e le mie impressioni, la trovate su twitter: @tazzinadi!


Il secondo appuntamento. Piccolo. Non per valore, ma per via del cognome dell'autore di Il desiderio di essere come TUTTI. Un romanzo autobiografico o per meglio dire una auto-fiction molto spassosa. Che ha pure vinto il Premio Strega. Piccolo fa molto ridere, ad ascoltarlo dal vivo: è il classico mattatore sobrio, che tiene la tensione sempre a un buon punto e lascia sempre qualche pensiero da fare sul nostro paese. Ha raccontato ad esempio come lui da ragazzo è diventato "comunista" nonostante un padre "fascista" e diverse altre italiche amenità. Spassoso.


Quello del pomerigggio è stato un appuntamento particolarmente atteso, con la caraibica Jamaica Kincaid. Di lei avevo letto un libro dal titolo molto bello: Autobiografia di mia madre. Lo avevo citato nella mia tesi di laurea sui memoir e scritture autobiografiche: un'autrice che sognavo prima o poi di vedere dal vivo. In effetti, è stato emozionante. Ha raccontato del suo ultimo romanzo Vedi adesso allora, che parla di matrimonio. Mi hanno colpita molte delle cose che ha raccontato. Di come è diventata scrittrice: costretta a rinunciare al suo sogno di fare l'insegnante perché spedita dalla famiglia troppo povera a fare la baby sitter presso un'altra famiglia, si è messa a leggere e ha cominciato a costruire storie. Ed ecco che torna quella bella frase di Jenet che ha citato Fois l'altro giorno "non esiste per la bellezza altra origine che la ferita". Anche se non sono d'accordo con il concetto (si può non essere d'accordo con illustri autori del passato??), ovvero penso che la bellezza, come la felicità, siano possibili anche senza il dolore, la frase è così sublime.

Spettacolo La musica provata, con Erri Del Luca e super musicisti!

E poi la sera... non sono mai stata una lettrice di De Luca. Ma ne ho un ricordo di un istante felice in cui ho ascoltato leggere le sue poesie in montagna così bene che sono diventata sua fan. Quindi eccomi lì, in prima fila con la mia amica Giovanna Tinunin (@platipuszen su twitter). Ad ascoltare questo poeta. Mi ero ripromessa di non piangere, se non strettamente necessario. Ma quando ha letto le poesie del suo amico Izet Sarajilc, di cui una ne ho trascritta su Piacerebbe a Calvino (uei, sì il mio tumblrrrr), e in particolare quando nel silenzio della sala ha ripetuto tante volte, guardando in un punto impreciso, la frase: Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia, mi sono commossa davvero.

Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia

Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia

Almeno, in questa poesia.

 E insomma dopodiché è venuto il diluvio universale, e furono fulmini e saette. Ma che fulmini avete in Friuli Venezia Giulia? Questa era la domanda che ponevo alla gente del posto, riparata come me sotto il Cinema Zero dopo lo spettacolo di De Luca, serrando fiduciosa tra le mani l'ombrellino giallo (manco a dirlo) che mi ha regalato e non lo rivedrà più imprestato la mia amica portogruarese Giovanna. Il cielo si illuminava a giorno, una cosa che non avevo mai visto tranne la notte di un capodanno che ho passato a Napoli, ma lì erano i botti, qui era Dio in persona che voleva annunciarci qualcosa, amici, se foste stati lì con me non avreste avuto dubbi: l'Apocalisse. 

Scherzi a parte. L'indomani è andato tutto bene, e ho visitato anche il Duomo (segue post turistico), quindi possiamo stare tranquilli che, come diceva Piccolo, non è proprio il caso di annullare il futuro con la paura e la lamentela, perché il futuro è adesso, ed è costruire cose belle insieme. 


Duomo dedicato a San Marco.



domenica 21 settembre 2014

Giornata di tutto rispetto a Pordenonelegge!



Di fronte alla Libreria della Poesia
Il primo appuntamento del mattino di ieri è stato con la poesia. Nel centenario di Spoon River, qui a Pordenone c'è una mostra per celebrare il capolavoro di Edgar Lee Masters. Se siete da queste parti, potrebbe essere una nuona tappa. Ieri ho ascoltato il pezzo finale di un incontro dedicato proprio a Spoon River, con Luca Briasco e Marco Fazzini, e poi un secondo appuntamento per intero che riguardava una bella rivista poetica e letteraria (che non conoscevo) in auge soprattutto negli anni Novanta, che si chiama Versodove. Ne è scaturito un dialogo sulle riviste letterarie in Italia e letture di poesie, da Auden a Sanguineti. Molto bello, specie come primo evento del giorno.

Questo è l'anno delle selfie, ne ho scattata una con una famosa poetessa...

Spoon River

Ricorre anche in cinquantenario della "Bianca" dell'Einaudi.
 Pomeriggio.
Dopodiché al pomeriggio: Margaret Atwood. Presentata da Tullio Avoledo, che è esilarante e ha intrattenuto il pubblico da maestro. Esordendo con una canzone, ovvero cantando proprio una canzone. Se non ricordo male: l'inno dei Giardinieri di Dio. Chi sono costoro? Per scoprirlo vi toccherà leggere i romanzi della Atwood e penso che ne varrà la pena. Non avevo mai letto nulla di lei, ma ho subito posto rimedio con l'inizio di una trilogia di romanzi.

Ricordo che per la cronaca live di tutti questi eventi potete trovarmi qui: @tazzinadi

La Atwood mi ha colpita per la sua grazia. Come non adorare una scrittrice che ha inventato un mondo del futuro, tanto distopico quanto illuminato, in cui, a detta di Avoledo, una volta entrati non se ne esce più? Mi hanno colpita i temi ecologisti (questa setta di giardinieri biologici del domani che se la cantano e adorano le creature della natura mi ha conquistata), mi ha colpita la costruzione di una realtà possibile ("non metto mai nulla nei miei libri che non esista in natura"), la vita social di questa autrice (su twitter conduce campagne di salvaguardia degli avvoltoi, per dirne una) non più giovane nel corpo, ma ancora molto nello spirito evidentemente.

Quando, con la sua camiciola rosa, ha intonato la canzone della talpa (reperibile in cd) ho pensato: uau, tutto questo è reale e sta succedendo proprio davanti ai miei occhi.


Vi pare riuscito il mio tentativo di fare una faccia inquietante? 

Dopo tutto questo, ci stava del buon vino. E infatti, eccoci all'incontro Le parole del vino. Con Sandro Sangiorgi introdotto da Paola Coccolo. "Il vino è poesia imbottigliata". Oh, che bella questa cosa. Mi interessa questo tema, come si vede dagli altri post. La narrazione del cibo e del vino, molto di moda oggi, è in verità un'arte antica.

A Palazzo Klefisch.
 Dopodiché correndo da una parte all'altre come se ci fosse un domani, perché se non ci fosse ce ne staremmo tutti lieti a non fare niente, ecco che incontro Bergonzoni che avvince una folla di lettori in previsione dell'incontro della sera in teatro. Teatro Verdi gremito e lui puntuale che alle nove arriva. Sapete quando ascolti qualcuno che inanella una serie di battute o frasi illuminanti o divertenti e non te ne ricordi neanche mezza. Ebbene, tutto questo con twitter è un lontano ricordo. Perché lì ne ho segnate un bel po' in presa diretta. Bergonzoni presentava il suo libro di poesie L'amorte.

Colpisce di lui sempre la capacità di dire qualcosa di profondo, ma non sai bene cosa. Sai solo che in quell'insalata di parole, oltre a reperire perle di puro genio, ci trovi anche delle emozioni autentiche.

E dopo un salto in altro, i dieci demandamanti e la bomba anatomica ero molto fiera di aver ascoltato - e capito - tutto quanto.


Dulcis in fundo: Carnediromanzo. A quanto pare questa è una tradizione del festival. Una serata, a dire poco partecipata poiché c'era gente fuori in piedi che neanche a un concerto di Vasco, o dei One Direction, in cui Natalino Balasso e Massimo Cirri scrivono insieme al pubblico l'incipi di un romanzo. Dico che è stato uno spasso. Le persone non vedevano l'ora di intervenire. Applausi e risate per due ore secche, se non di più. Il risultato micidiale è una storia che s'intitola Colazione da Amplifon. E inizia così: - Acufene, chi era costui? - Ehh? (immaginate questo ehh pronunciato alla Balasso). Ecco insomma forse i critici non sposterà i destini della storia della letteratura nazionale, ma ce la siamo goduta in tanti. Uno spettacolo comico/narrativo di qualità.



Che dire: io ora, puntuale come un orologio svizzero, corro ad ascoltare una blogger di pastorizia, Mrzia Verona. Sono piuttosto curiosa, vi dirò, vi dirò.